domenica 5 maggio 2019

Trekking del 5 maggio 2019: Marciana - Semaforo


In perfetto abbigliamento invernale per colpa di un meteo a dir poco bizzarro, parto dal cimitero di Marciana alle 9.01 con il sentiero 157.

In meno di venti minuti raggiungo la via Crucis (s. 103) ed alle 9.40 sono di fronte al santuario della Madonna del Monte, purtroppo due dei tre tavoli di castagno sono disfatti a terra mentre a poche decine di metri, la fontana di destra regala solo un flebile rivolo d'acqua, berne anche solo un paio di sorsi richiede pazienza.

Proseguo verso Serra Ventosa, il Bollero, il Troppolo, in molti tratti sferzato da un vento gelido di libeccio, dovrò ricorrere alla buff per proteggermi il viso.
Imbocco quindi il sentiero 125 fino a raggiungere la biforcazione con il 176A dove recentemente avevo individuato un'ostruzione, un corbezzolo preclude il passaggio.

Stavolta attrezzato per l'evenienza, in meno di dieci minuti libero il sentiero dai rami secchi della pianta ed alle 11.17 ritorno indietro verso Marciana.

Nel transitare davanti alla Madonna del Monte, mi accorgo che la porta è aperta, non posso che entrare ed ammirare l'incantevole santuario; nell'uscire cerco di accostare il portone, come richiesto da una sorta di cartello affisso all'interno.

Raggiungo l'auto alle 13.01 dopo quattro ore esatte, 15 abbondanti i chilometri percorsi.

Max

domenica 21 aprile 2019

Trekking del 21 aprile 2019 - Valle dei Mori e Semaforo di Campo alle Serre


Per questa domenica di Pasqua, bellissima escursione da Pomonte.

Su segnalazione dell'amico Pasquale, sono andato alla ricerca del sentiero delle antiche cantine.
Salendo lungo il 109 per 2.6 chilometri (170 metri dopo la liscia di Arturo) si trova una deviazione sulla sinistra, praticamente il sentiero delle antiche cantine.

Infatti poco più avanti, degli sgradevoli segnavia di vernice spry blu (unica pecca a mio avviso), mi guidano attraverso un bellissimo percorso alla scoperta delle vecchie cantine della valle dei Mori, tante volte ammirate da lontano camminando lungo il s. 109.

La penultima ancora in ottimo stato di conservazione, è veramente stupenda, merita assolutamente di essere visitata.

Continuando a scendere, il sentiero praticamente costeggia il ruscello ed in prossimità della liscia "Guado" mi riporta sul 109.

Proseguo così verso valle e passando davanti a vecchie cave di granito, mi ricollego al 104 evitando di scendere in paese.

L'estenuante salita del 104 sembra non finire mai, complice l'aria calda e afosa del leggero vento di scirocco.

Raggiungo finalmente il sentiero 103 alle 12.09 dopo oltre tre ore di cammino; supero il bivio con il 110 ed alle 12.48 sono al bivio con il 125.

Con un'andatura più spedita mi incammino verso il Semaforo di Campo alle Serre e con il 176A raggiungo la possente struttura della Marina Militare.

Luogo incantevole, assolutamente da visitare, specialmente a maggio quando la fioritura della ginestra colora il sentiero di giallo intenso.

Proseguo sul 176A per ricollegarmi al 125 e scendere fino a Chiessi (l'ultimo chilometro e mezzo è uno dei tratti dal fondo peggiore dell'isola).

Attraverso il paese e seguendo via della Chiesa, mi collego a quello che era il sentiero del Tramonto, mi riporterà a Pomonte dopo una passeggiata di quasi 18 chilometri.

Max

giovedì 18 aprile 2019

Stati Generali della Sentieristica - 15 aprile 2019


Resoconto esaustivo (ma non troppo).

Apertura dell'incontro da parte del presidente Sammuri quindi il direttore Burlando entra nel vivo della discussione affermando che il PNAT:

  • non può mantenere tutti i sentieri esistenti (circa 500 chilometri) per un ovvio problema di costi, per questo motivo ne ha scelti per circa 350 km (rete ufficiale);
  • è intenzionato ad evitarne il proliferare;
  • ritiene necessario trovare una condivisione su chi può farsi carico della manutenzione;
  • ritiene indispensabile che venga adottata un' unica segnaletica (CAI);

Riguardo poi alla sicurezza:
  • non esistono percorsi a rischio zero, è quindi importante che i sentieri siano ben segnalati e curati; 
e inoltre:
  • Chi interviene sui sentieri ha copertura assicurativa?
  • Chi interviene sui sentieri ha attrezzatura idonea?
  • Chi interviene sui sentieri indossa DPI rispondenti alla normativa?
Concluderà il suo primo intervento con la richiesta da parte delle associazioni mtb di implementare sentieri a loro dedicati.

Quindi l'architetto De Luca (sintetizzando) conferma l'intenzione del PNAT di abbandonare la metodologia d'intervento dei sentieri "a macchia di leopardo" per arrivare ad un piano annuale di manutenzione ordinaria.

Il direttore Burlando:
Il contributo dalle associazioni locali potrebbe essere quello di piccoli interventi di manutenzione con l'impegno di almeno 5 anni, ovviamente con copertura assicurativa ed attrezzature idonee.

Il presidente del CAI Toscana Giancarlo Tellini (sintetizzando): 
Il CAI ha due parole chiave: fruibilità, i sentieri devono essere sempre accessibili e devono essere in sicurezzaanche un escursionista mediocre deve essere in grado di orientarsi.

Prende quindi la parola il locale responsabile CAI Cervellino, a cui seguirà l'interessante esposizione del rappresentate di Legambiente Mazzantini, che con dovizia di particolari storici, afferma:
Insieme alle spiagge i sentieri costituiscono la più grossa infrastruttura turistica dell'Elba.
Passare dai grandi progetti a step che finiscono e poi si riprendono alla manutenzione continua della sentieristica è un grosso passo avanti, è l'uovo di Colombo!
Non si devono aprire nuovi sentieri.
Le amministrazioni comunali devono classificare i sentieri.
Se motocross e caccia sono consentite, vanno regolamentate.

Prende quindi la parola Marta Iavarone (Regione Toscana) ribadendo l'importanza del turismo outdoor e di promuovere la toscana in tal senso.

Sempre legato al concetto di promozione turistica, Claudio Della Lucia ritiene fondamentale che anche l'Elba si inserisca nel mercato dei "cammini", sia con la storica GTE (da valorizzare ulteriormente) che con la promozione di un cammino costiero.

Concetto di cammino costiero che verrà ripreso da Cecilia Pacini (Italia Nostra) con il suo progetto del Cammino della Rada.
Quindi un'interessante intervento del dott. Manni sull'importanza di ritrovare le vie storiche ed il diritto che abbiamo di camminarvi senza invadere il privato, ovvero le strade vicinali.
La rete delle strade vicinali benché scolpita nella cartografia catastale è andata perdendosi e rappresenta il vero concetto di bene comune.

E' la volta quindi del sindaco di Marciana Anna Bulgaresi (unica rappresentante dei comuni elbani) che in quanto "persona molto concreta", cerca di riportare il dibattito su quali sono i problemi che Comuni, Parco ed associazioni devono affrontare.
Fino a dove deve arrivare il Parco?, dove può contribuire il comune?, dove possono arrivare le associazioni?
Lo smaltimento della risulta?
Non si può bruciare, non si può ammassare per il pericolo di incendi, in moltissime situazioni non può essere portata via, come si deve fare???
Sottolinea infine la carenza di servizi.
Non c'è un bar, non c'è un posto letto e le ordinanze servono a poco...
APPLAUSI (gli unici!)

Il Comandate Pezzotta (Forestale) auspica di trovare una soluzione fra Parco e Comuni per come gestire il problema delle biomasse.
Poi riguardo alla sicurezza:
Le persone si perdono, non affrontano con i corretti criteri le escursioni, solo dove la fruizione è guidata non ci sono problemi, per questo l'apporto delle associazioni di categoria è importantissimo.

Arriva infine il momento delle associazioni.
Gli Amici di Patresi e Colle D'Orano propongono l'organizzazione di corsi di formazione per camminare  in sicurezza e sottolineano la carenza della mobilità (bus assenti);

l'Associazion Pedalta solleva nuovamente il problema della risulta, il fatto che alcuni sentieri 14, 12 (vecchia numerazione) non rientrando nella rete ufficiale adottata dal Parco siano stati abbandonati  e che vincoli ed eccessiva burocrazia non aiutino.
La discussione poi passa sul problema dei castagni caduti coinvolgendo il Presidente Sammuri, il Direttore Burlando e  Mazzantini di Legambiente.

De Simone (Presidente Confesercenti) espone tre suggerimenti:

  • Aiutare il volontariato attraverso corsi di formazione su come e cosa tagliare;
  • valorizzare i reperti storici vicino ai sentieri, valorizzare ciò che abbiamo;
  • segnalare ciò che non va con apposite app.

L'associazione Il Libeccio (organizzatrice del Libeccio trail) si mette a disposizione per la manutenzione sui sentieri; auspicando una consulta fra Parco, Comuni ed associazioni.

Il simpatico e genuino Galullo degli Amici dell'Enfola in maniera sincera e schietta:
Ma questa risulta dove si mette?
Ed i volontari? Se devono essere anche assicurati, chi ci viene???

Con un breve intervento Michele Serafino (CAI) esprime la volontà del CAI di coinvolgere la segnaletica della rete sentieristica del Parco con quella "fuori" Parco.

Giampiero Mocali (guida mtb) esprime i suoi dubbi sul fatto di essere in regola nella pulizia dei sentieri e che l'attuale segnaletica CAI non è adatta alle esigenze dei bikers.

Con De Luca (responsabile uff tecnico PNAT) si arriva quindi ad una sorta di compromesso:
per piccoli interventi di manutenzione non è necessario un permesso, per interventi più consistenti occorre il permesso del Parco.

Dopo altri brevi interventi, il direttore Burlando dichiara chiusa questa prima conferenza.


Riflessioni personali:

  • L'ente Parco ha chiaramente mandato questo segnale: per risolvere il problema della manutenzione dei sentieri occorre il contributo di tutti (Parco, Comuni, Volontari).
  • Questa opera di manutenzione va eseguita con dei paletti ben precisi (assicurazione, dpi, attrezzatura idonea, autorizzazioni).
  • Bisogna risolvere il problema della gestione delle biomasse.
Volontario (da Treccani): "...chi assume un impegno o si presta a operare, a collaborare, a fare qualcosa di propria volontà, indipendentemente da obblighi e da costrizioni esterne".

Che dopo 22 anni il Parco si sia reso conto che la manutenzione dei sentieri debba essere costante è già un passo avanti, un bel passo avanti, che si chieda l'aiuto dei volontari (mai personalmente ringraziati per il lavoro fatti da anni) è sicuramente apprezzabile e non può che trovare il consenso di chi (come il sottoscritto) considera la sentieristica locale un tesoro inestimabile, ma che si pretenda che chi "si fa il mazzo" si preoccupi pure di stipulare un'assicurazione, lo trovo veramente eccessivo.

Bisogna sottostare a determinate regole, benissimo, vorrà dire che chi ama dare il proprio contributo nella pulizia dei sentieri, comunicherà i propri dati (nome, cogmome, nascita...) al PNAT che annualmente si attiverà per garantirgli la copertura assicurativa richiesta e duclis in fundo magari evitando di "spillare" il costo delle marche da bollo a chi ha avuto il desiderio di adottare un sentiero.

Se il PNAT chiede collaborazione, occorre che ci sia anche da parte sua COLLABORAZIONE!!!

Max

domenica 7 aprile 2019

Trekking del 7 aprile - Tavola e Cima di Monte


Per oggi doppia escursione, la prima in compagnia di Massimo.

Partiti da Marciana, siamo saliti fino alla Tavola, successivamente abbiamo provato a conquistare i 950 metri della vetta di monte di Cote.
Ma l'eccessiva umidità del granito e l'agilità persa in gioventù ci hanno suggerito di rinunciare, anche se per pochissimi metri.

Così dietro front e sempre seguendo il sentiero 110, siamo tornati alla fortezza pisana dopo circa tre ore e quasi 7 chilometri.

Arrivato a Portoferraio all'ora di pranzo, breve pit stop a casa per cambio abiti ed un boccone veloce quindi in auto fino al bivio per Magazzini, da dove in solitario sono salito fino alla GTE sfruttando prima un ripido single track realizzato da bikers locali poi il sentiero del Pastore. 

Tratto di GTE fino all'agriturismo Terra e Cuore quindi grazie al sentiero che scende verso le Trane, sono tornato all'auto con altri 10 chilometri.

La pioggia della mattina non faceva certamente presagire che un bellissimo sole avrebbe preso il sopravvento.
Ottima giornata per camminare!

Max

giovedì 28 marzo 2019

Trekking del 28 marzo 2019 - anello da San Piero


Approfitto della mattinata libera per descrivere un anello con partenza da San Piero attraverso i sentieri 135, 108, 130 e 107.

Parto dal parcheggio del campo di calcio alle 8.04 con il timore di non riuscire a rientrare in tempo, non ho controllato il chilometraggio ed è da diverso tempo che non percorro il sentiero 135, se lo trovo chiuso come spesso mi è capitato, sono nei guai.

Per questo riduco le soste foto al minimo e mi impongo un andatura spedita, non posso permettermi di perdere tempo.

Fortunatamente il sentiero pare in ottimo stato, deve essere stato manutenuto di recente, la cosa non può che farmi piacere.
Peccato che la manutenzione si sia fermata dopo 1.7 km, all'incrocio con il sentiero che sulla destra, sale alle Piane al Canale.

Rallentato quindi dalla solita vegetazione, in alcuni passaggi dovrò proteggermi con il braccio dalla ginestra spinosa, resto comunque incredulo nel vedere in più punti, correre piccoli ruscelli d'acqua non ostante l'inverno di siccità.

Alle 9.22 raggiungo il bivio con il 108, so che sale piuttosto ripido, ma sono convinto mi permetterà di raggiungere il bivio con il 130 in anticipo, il segnavia del CAI indica 2 ore per l'innesto alla GTE, sono certo di impiegarci di meno, ma poiché è passato veramente molto tempo dall'ultima volta che l'ho percorso, al momento non so valutare l'esattezza del segnavia.

23 minuti, esatto, solo 23 minuti il tempo impiegato per raggiungere la GTE!
Con zaino, scarponi da trekking e passo sostenuto, 1 ora e 37' meno di quella indicata... o ho messo le ali, o i tempi di percorrenza sono completamente sballati!

Altri 3 minuti e sono al bivio con il 130, ottimo!
Ormai praticamente è tutta discesa.

Anche il 130 non è certamente un'autostrada, ma al momento posso affermare si riesca a passare senza particolari difficoltà.

Decisamente migliore il 107, probabilmente grazie ai bikers, poiché rientra in buona parte nel loro tracciato di gara e allenamento.

Concludo la mia passeggiata di oltre 11 chilometri alle 10.52, decisamente in anticipo su quanto ipotizzato alla partenza.

Max

lunedì 18 marzo 2019

GTE Trail: Cavo - Pomonte - Cavo del 16 e 17 marzo 2019



16 marzo, sicuramente una data da ricordare; oltre a motivi personali, è il giorno che ho scelto, fra mille dubbi ed incertezze, per tentare di percorrere la GTE andata e ritorno in meno di 24 ore.

E di dubbi ed incertezze ne avevo in abbondanza, a cominciare dalla piccola frattura al polso (una brutta caduta durante la GTE del 9 febbraio), quindi è stato il turno di un tremendo mal di schiena, poi è arrivata la tosse, "beccata" tre giorni fa e non ancora smaltita, infine le previsioni meteo non ottimali e ciliegina sulla torta, la lunga siccità invernale che ha peggiorato enormemente la compattezza del terreno, a discapito dell'aderenza... 

Tutti segnali che sembrava mi invitassero a rimandare.

Ma spostare la data ad un altro periodo, mi avrebbe creato incompatibilità con il calendario gare scelto, avrebbe significato soffrire più caldo e come se non bastasse, la già carente manutenzione, in caso della prima pioggia, avrebbe reso lunghi tratti del percorso impraticabili, poiché la vegetazione non aspetta altro che un po' d'acqua per esplodere rigogliosa.

Così contro ogni ragionevole dubbio, venerdì 15 allestisco i ristori e scelgo attrezzatura ed abbigliamento, dichiarando alla consorte che se trascorrerò una buona notte, sabato mattina sarei partito.

Sabato 16, raggiungo via Procchi a Cavo, sono le 6.17, ho tutto il tempo per parcheggiare ed accendere il Garmin, decido di iniziare la lunga "maratona" alle 6.30 esatte, cosa che mi aiuterà a calcolare il tempo trascorso ai vari passaggi intermedi.

Pronti, via!
Parto tranquillamente, al 1.4 chilometro primo incontro con la fauna locale, metto in fuga due cinghiali alla ricerca di acqua in una pozza che ormai offre solo fango umido.
Al mausoleo Tonietti controllo l'orologio, ho già un vantaggio di 4 minuti, bene!
Evidentemente la fresca aria mattutina incoraggia al movimento...

Il secondo check point sull'asfalto della Parata conferma la buona andatura, il vantaggio è diventato di quasi 9 minuti, ma scenderanno a 6 per un'obbligatoria sosta bagno.

Aia di Cacio, recuperato un minuto, adesso il vantaggio e risalito a 7 ma contrariamente a quanto pensavo, evito di togliere il windstopper per salire sul monte Strega, il vento di scirocco è decisamente fastidioso.

Raggiungo le Panche (provinciale 32) con 9 minuti di anticipo, il vento è sempre più forte, lungo tutto il successivo tratto di crinale il freddo sarà tremendo; solo una volta raggiunte le Piane della Madonna, avrò un po di riparo.

Casa Marchetti, primo ristoro, vi arrivo con ben 20 minuti di anticipo sulla mia tabella di marcia, ottimo!
Spendo solo 5 minuti per riempire le soft flask e recuperare qualche barretta e riparto; quindi secondo incontro con la fauna, un colubro immobile sul sentiero (presumo intontito dal fresco) mi consente in tutta tranquillità di estrarre il telefono e fotografarlo.

Colle Reciso, cava della Sales, con un pizzico di rammarico mi rendo conto di aver perso "terreno", il vantaggio è sceso a 16 minuti; il prossimo check sarà chiarificatrice...

Colle di Procchio, secondo ristoro, recuperato un minuto, devo continuare così; il pieno alle flask ed una bella bevuta extra, poiché adesso arriva il divertimento!

Sentiero 18, duro come sempre, anzi anche peggio, vista la maggiore incuria, con i pochi tratti corribili nel bosco invasi dalle fronde spezzate dalla furia del vento e la vegetazione ai lati al limite della chiusura.
Il fondo poi è in uno stato pietoso, fortunatamente ho indossato le Speedcross.

Raggiungo finalmente monte Perone, il peggio e passato, con 26 minuti in anticipo, affronto soddisfatto l'ultima salita per Malpasso, guadagnando altri 3 minuti.

Arrivo a Pomonte dopo 9 ore e 52 minuti, con 32' di vantaggio, metà è fatta!
La squisita mogliettina mi accudisce entusiasta, mentre gusto con estremo piacere un bel panino pecorino e bresaola, ristoro quasi perfetto, manca solo un sorso di birra fresca.

Cambio completo dell'abbigliamento, scarpe comprese, per il ritorno scelgo le Speegoat, meno adatte al terreno friabile ma molto più confortevoli su quello duro; l'intento è di ridurre più possibile l'affaticamento delle gambe.


Ma dopo 38 minuti di piacevolissima sosta, sarà il  caso di ripartire...
Così alle 17.02 mi rimetto in marcia; stavolta grazie al vantaggio accumulato, sfrutterò maggiormente la luce del sole, che anche se velato da nubi, mi farà salire più tranquillamente fra l'insidioso granito.

I risultato è tangibile, salgono a 49 i minuti di vantaggio accumulati.

Ovviamente con la notte, parzialmente illuminata da un'incompleta luna filtrata per giunta da nuvole, sarò costretto a fare molta più attenzione, tradotto: andare più piano.

Al Perone, dopo aver incontrato alcuni grossi esemplari di Bufo bufo (rospi), leggero incremento, sono a  - 52' ma adesso c'è da affrontare il pessimo sentiero 18.

Riesco per un paio di volte a non cadere nei suoi primi tratti più ripidi, ma nell'ultimo, una storta al piede destro non ci voleva!
Al momento non avverto molto dolore e sperando non sia grave, continuo a scendere con cautela.
Unica nota positiva, la temperatura piacevolissima, ho quasi caldo, e posso sempre sfruttare la giacca ancora custodita nello zaino.

Finalmente raggiungo il ristoro a Colle di Procchio, più appagato di aver concluso il tratto brutto che di poter reintegrare le scorte.
Sono le 21.13 ed ho quasi un'ora di vantaggio.

Costantemente in contatto telefonico con la moglie, lo farà per gran parte della notte, mi ricorda di chiamare l'amico Massimo, deciso a "scortarmi" in compagnia di Erika e dei suoi cuccioli, per un tratto del San Martino.

Così grazie alla loro compagnia, trascorrerò diversi minuti distolto dai loro discorsi, nel frattempo davanti alla Sales (Colle Reciso) il  vantaggio è ulteriormente salito a 68 minuti.

Mi lasceranno superata la vetta di monte Orello, loro tornano verso l'auto io proseguo lungo la cessa dei Catenacci, sono stati gentilissimi!

Eccomi all'ultimo ristoro di Casa Marchetti, vantaggio arrivato a 77',  anche in questo caso faccio gran scorta di liquidi e barrette, ma rimpiango il panino di Pomonte...
Purtroppo la caviglia comincia a farmi male, al momento il dolore è sopportabile, spero proprio non aumenti.

Poco prima delle Piane della Madonna, indosserò anche la giacca che avevo nello zaino, ma ci vorrebbe il cappotto!
Il vento (come all'andata) è veramente forte, fa freddo e come se non bastasse, la basse nubi precludono gran parte della visibilità, sarà difficile seguire il sentiero in prossimità di Cima di Monte e le imprecazioni serviranno a ben poco...

Raggiungo le Panche alle 01 e 56, sono passate 19 ore e 25 minuti dalla mia partenza da Cavo ed ho ancora diversi chilometri da percorrere; vantaggio sceso a 73' per colpa della pessima visibilità.

Ovviamente si prosegue, sopportando i vari campanelli di allarme accesi: caviglia, ginocchio...
Nell'affrontare distanze del genere, vanno messi in conto.

Aia di Cacio, anche la brutta discesa dello Strega è finita, il vantaggio è risalito a 80' e adesso mi aspetta il piacevole tratto fino alla Parata, utilissimo per riprendere fiato prima dell'ultima salita per monte Grosso.

Arrivo all'asfalto della provinciale con ben 101' in anticipo, il dolore alla caviglia mi preoccupa, ma il vantaggio accumulato mi fa ben sperare.

Affronto molto lentamente la dura salita, non ho abbastanza energie e devo assolutamente preservare la caviglia.

Le luci di Cavo sono sotto di me, procedo con estrema cautela per il sentiero che non sono abituato ad affrontare di notte, finalmente lo sterrato si allarga, l'agriturismo dell'amico Alessandro è vicino ed i successivi chilometri non nascondono particolari insidie, anzi, se non fosse per il dolore, potrei correrne una buona parte.

Al mausoleo Tonietti svolto a sinistra, mi rendo conto di aver rallentato l'andatura, il vantaggio è sceso a 83' e mi restano gli ultimi 4 chilometri.

Mi rendo anche conto che camminare solo più velocemente, mi farebbe scendere sotto le 23 ore, ma aumenterei rischio di peggiorare il danno ai legamenti, le saltuarie fitte quando non appoggio correttamente il piede sono un efficace deterrente.

Il soffio dello scirocco sulla ridossata spiaggia di Frugoso saluta il mio arrivo, non più freddo, teso, come a Cima di Monte, ma quasi benevolo, compiaciuto.

Sono le 5 e 36, con l'apprezzabile tempo di 23 ore e 6 minuti concludo così l'ennesima ed ultima GTE, la sedicesima, in cui la sofferenza non è stata la distanza o il dislivello (102 km con + 5.600) ma l'estenuante attenzione per non cadere, per non farmi male.

Come sempre mille grazie alla moglie, praticamente a mia disposizione 24 ore su 24 ed all'amico Massimo, premuroso e gentile.
Farla tre volte (153 km con +8.400) come proposto da Mario?
Non se ne parla!

Max

domenica 10 marzo 2019

Trekking del 10 marzo 2019 - monte Giove


Come programmato, per stamani breve ricognizione da Marciana in compagnia di Massimo D, Massimo R e Stefano.
Ritrovo alle 8.00 a Portoferraio quindi parcheggiata l'auto dopo la fortezza pisana a Marciana, iniziamo a salire seguendo il sentiero 110.

Alle 9.24 raggiungiamo il bivio con il "vecchio 28" e proseguiamo in direzione di monte Giove.
Lungo la marcia, approfittiamo per una leggera manutenzione dei tratti più chiusi, giusto per consentire il passaggio.

Successivamente sarà il paesaggio a rallentarci, impensabile non scattare foto, le basse nubi spinte da un leggero scirocco, regalano panorami mozza fiato; quest'isola è veramente fantastica...

Raggiungiamo la vetta poco dopo le 10.30, le montagne innevate della Corsica sono di fronte a noi.

Affrontiamo con attenzione la discesa, benché il granito offra un'ottima aderenza,  il primo tratto è piuttosto tecnico e la minima distrazione può causare spiacevoli conseguenze.

Man mano che ci avviciniamo a Serra Ventosa, il sentiero diventa sempre più veloce e divertente, invita proprio alla corsa; peccato che il mio abbigliamento trekking non me lo permetta.

Alla Madonna del Monte, riempo le borracce con l'ottima acqua della fonte e seguendo la via crucis, ritorniamo all'auto.

Passeggiata di circa sette chilometri conclusa nel più dolce dei modi: con i baci di dama preparati da Susy ed i tarallucci di Claudia.

Max

domenica 3 marzo 2019

Trekking del 3 marzo 2019 - Cammina per Vale


Gran bell'iniziativa quella promossa dall'amico Alessio, attraversare l'isola da Cavo a Pomonte per una persona speciale, Valentina, che ha un sogno, acquistare un mezzo adeguato che le permetta di uscire di casa non solo per recarsi all'ospedale.

L'intenzione è quella di coinvolgere più persone possibile per dare maggior visibilità alla raccolta fondi che si è immediatamente attivata.

Impensabile quindi non aderire a questa proposta, così non ostante non abbia ancora smaltito un tremendo mal di schiena, mi ritrovo con altri escursionisti ed amici al porto, l'aliscafo delle 6.50 ci porterà a Cavo e li in compagnia di Alessio, partiremo in direzione Pomonte.

Iniziamo la marcia alle 7.33, ad occhio e croce saremo almeno una quarantina, bello!
Ognuno al suo passo, chi scappa via correndo, chi cane al seguito, preferisce passeggiare tranquillamente, così ben presto il gruppo si riduce, Alessio ovviamente non può aspettare tutti, deve tenere un'andatura che gli consenta di raggiungere Pomonte in tempo per i festeggiamenti.

La giornata è stupenda tanto che la temperatura primaverile obbligherà molti ad indossare solo la maglietta.

Superato monte Strega incontreremo un gruppo di esperti bikers, anche loro hanno aderito all'iniziativa ed oltre ad aver allestito un fantastico punto di ristoro alle Panche ci accompagneranno per qualche chilometro incuranti della difficoltà del percorso.
Bravissimi!

Superate le Piane della Madonna, per Mario, Massimo e me arriva il momento di abbandonare i nostri compagni di viaggio; li salutiamo ed abbandoniamo la GTE per scendere in direzione le Trane.

Concludiamo la bellissima passeggiata alle 12.50 a casa di Massimo, per noi i 23 chilometri percorsi sono più che sufficienti.

Un abbraccio a Valentina e complimenti a tutti.

Max

domenica 17 febbraio 2019

Trekking del 17 febbraio 2019: anello Magazzini - Porto Azzurro


Partenza ore 8.11 dal bivio per Magazzini, breve tratto asfaltato quindi single track di pura salita con la locomotiva Massimo che senza nemmeno sbuffare, ci "tira" per quasi un'ora. 

Decisamente distaccato e madido di sudore rinuncio rapidamente a tenere la loro andatura.
Raggiunta la GTE salutiamo Massimo che preferisce rientrare ed in compagnia di Mario, ci dirigiamo verso le Piane della Madonna.

Ben presto il grigio mantello di nubi farà spazio ad un prepotente sole, sembra di essere a primavera!

Scendiamo fino al pino monumentale, altro tratto di asfalto verso Sassi Turchini e continuiamo fino alla spiaggia di Reale.

Proseguiamo lungo costa fino a Barbarossa e con il percorso Carmignani, raggiungiamo l'animata piazza di Porto Azzurro, il profumo delle frittelle attira la nostra attenzione, presumo siano tutti preparativi per il carnevale pomeridiano.

Riprendiamo a salire con il sentiero 210 (ex 77) sotto un sole inclemente, rimpiangerò più volte i pantaloni corti.

Altro breve tratto di GTE e scendiamo verso le Trane rinfrescati da un piacevole maestralino.

Concludiamo il nostro bel percorso ad anello alle 13.18, comodamente seduti in terrazza da Massimo, bistecca di Angus e morellino di Scansano, meglio di così non poteva finire.

Max

sabato 16 febbraio 2019

Trekking del 15 febbraio 2019 - Capo Poro


Con qualche ora a disposizione, decido per un'escursione a Capo Poro.

Parcheggio in piazza Pertini e fatti circa 150 metri, inizio a salire per collegarmi al sentiero 138.
La giornata è magnifica, un maestralino a tratti mi costringe a richiudere la giacca.

Giunto al bivio con il 139, passo su quest'ultimo; il segnavia indica 40 minuti per raggiungere la vetta, ne impiegherò 25 camminando tranquillamente.

Il panorama è notevole, scatto diverse foto al mare cristallino ed alle strutture belliche ancora presenti sul promontorio.
Quindi è ora di tornare indietro, nel tornare a Marina di Campo, proseguo per via Bellavista, attraversando parte del paese.

Una piacevolissima passeggiata di 1 ora e mezza con poco più di 5 i chilometri percorsi.

Max

lunedì 11 febbraio 2019

GTE trail del 10 febbraio 2019


Doveva essere un semplice allenamento per fare un po' di chilometri in compagnia dell'amica Susy, ma come sempre, la voglia di ridurre i tempi di percorrenza prenderà il sopravvento...

Parto da Portoferraio con il solito bus delle 5.10, Susy sale alla fermata di Campo nell'Elba ed insieme alle 06.17 indossate le frontali, iniziamo la traversata.

La tabella di marcia sempre a portata di mano, confermerà costantemente il nostro buon livello di preparazione, siamo sempre leggermente in anticipo rispetto alla mia precedente edizione, la cosa è decisamente motivante.

L'obiettivo di Susanna è portare a termine la GTE sotto le 10 ore, io consapevole delle sue capacità, non solo sono convinto che ci riuscirà facilmente, ma valuto al 40% le probabilità di infrangere il muro delle 9 ore.

In avvicinamento a Malpasso, alle nostre spalle un paesaggio fantastico, quasi fiabesco, un enorme banco di candide nubi avvolge il versante sud ovest dell'isola.
Solo le vette del monte Cenno e Le Mure fuoriescono da questo soffice mantello, bellissimo, tanto che Susy mi chiede se voglio fermarmi per fotografare; con rimpianto, ma senza esitare le rispondo di no.

Fin dall'inizio abbiamo concordato che ognuno avrebbe tenuto la propria andatura, quando capita di perderci di vista, chi è in vantaggio arresta il cronometro in attesa di essere raggiunto e di ripartire insieme.
Cosa che comunque è capitata poche volte, benché ognuno abbia i suoi "terreni preferiti" siamo indubbiamente sullo stesso livello atletico.

Con questa mentalità e voglia di affrontare la GTE, tutto fila alla perfezione... almeno fino alla cessa dei Catenacci, brutta in salita ma tremenda in discesa!

Praticamente da fermo, perdo aderenza con il terreno (eufemismo) ed in un istante cado malamente di schiena, lo zaino si rivela un buon ammortizzatore, purtroppo per il mio polso sinistro le cose non vanno altrettanto bene.
Un dolore lancinante per poco non mi fa perdere i sensi, pallido cerco invano di riacquistare le forze.

"Bevi un po' di acqua".
Mi suggerisce Susy, spaventata nel vedermi a terra in quelle condizioni.
"Riposati, non ti preoccupare, chiamiamo Grazia e ci facciamo venire a prendere".
Continua già rassegnata a doverci fermare.

Il dolore sembra non abbia fine, ma voglio assolutamente reagire così dopo alcuni minuti, provo ad alzarmi, cercando in tutti i modi di allontanarmi da quel ripido ed instabile pendio e raggiungere il battuto sentiero a pochi metri.

Mollare? non se ne parla, sono solamente contrariato per l'incresciosa perdita di tempo.

Così riprendiamo a corricchiare, il nostro secondo punto di ristoro è a pochissimi minuti e non ostante tutto, vi arriviamo sempre in anticipo sulla tabella di marcia.
Ce la possiamo fare, ce la posso fare!

La vista della moglie (un'inaspettata sorpresa) e Mario infondono ancora più coraggio; pochi minuti di sosta per mangiare e reintegrare le scorte idriche e ripartiamo.

Uso la buff per fasciare il polso e riesco ad infilare l'avambraccio all'interno dello spallaccio dello zaino, fungerà da sostegno; se non lo muovo il dolore è minimo.

La salita per Cima di Monte si rivela meno impegnativa di quanto immaginassi, procediamo spediti, niente ci può fermare.

Monte Capannello, lo Strega, l'asfalto della Parata.
"L'ultima salita" 
Sottolinea Susy, anticipando il mio pensiero.
Espugneremo anche monte Grosso, come sempre, testa bassa e mai mollare.

Nella successiva discesa, riprendo parzialmente anche l'uso del braccio, indispensabile per una corsa più fluida.

All'ultimo check point, siamo ancora in vantaggio, ma temo di non riuscire ad abbattere il muro delle 9 ore; in ogni caso non ci diamo per vinti e manteniamo la miglior andatura che le nostre gambe riescono a consentirci.

Affrontiamo l'ultima curva a sinistra, dove inizia l'asfalto, è finita!
Arresto il mio Garmin, segna 9:05:03, ottima prova!
Sarebbe bastato pochissimo per demolire quel muro, ma dentro di noi, siamo riusciti a farlo.

Dopo una birra per festeggiare in compagnia di Mario e Grazia, che mi accudirà meglio di una crocerossina, rientriamo a Portoferraio.
Susy proseguirà per Campo, io per il pronto soccorso.

P.S. Con questa 14° edizione, abbraccio l'unica valida e sensata modifica apportata alle GTE  ovvero il passaggio lungo la strada del Buraccio anziché attraverso i campi di Galletti, con il conseguente aumento a 51 del chilometraggio.

Max

sabato 2 febbraio 2019

Trekking del 2 febbraio 2019: Acquaviva - Procchio


Benché le previsioni meteo preannunciassero pioggia, ho scelto ugualmente di effettuare la mia escursione settimanale, un lungo costa a riparo del vento teso di scirocco.

Lascio l'auto all'inizio del sentiero 248, in zona Acquaviva e mi dirigo tranquillamente verso le Cime, quindi sfruttandone uno meno frequentato e privo di numerazione, riscendo al Viticcio, dove il 249 mi porterà in direzione del Forno.

Intersecato il 251, passo su quest'ultimo, sia per allungare un po' il cammino, sia per rifare il sentiero "I Pastini", che troverò decisamente bisognoso di manutenzione.

Sgattaiolando fra le abitazioni, raggiungo Scaglieri in pochi minuti.
Non ostante il vento da sud est, c'è un po' di onda lunga di ponente, dovrò saltellare da uno scoglio all'altro per riuscire ad evitare di inzupparmi... purtroppo l'ultimo tratto sulla spiaggia sarà fatale: scarponi sommersi da un'onda!

Fortunatamente Gore-tex e pantaloni tecnici ridurranno i danni al minimo, giusto una certa umidità alla parte alta della caviglia...

Proseguo lungo tutta la spiaggia della Biodola fino a raggiungere l'hotel Hermitage, l'intenzione è quella di proseguire attraverso il bunker con il sentiero della salute.
Purtroppo rimarrà un'intenzione, infatti il cancello della solida fortificazione bellica è chiuso con lucchetto!

Non mi resta che fare dietro front fra sempre più cemento, tubazioni e condotte sulla spiaggia... ma non è demanio marittimo???
E poi se un povero cristo vuole mettere due pannelli solari sul tetto, deve chiedere l'autorizzazione anche alle Belle Arti di Pisa...

Ma come si dice, tutto il male non vien per nuocere, infatti la forzata deviazione mi farà scoprire un tratto del sentiero della salute che non conoscevo e con cui riesco ad aggirare lo sbarramento e raggiungere la selvaggia spiaggia della Lamaia.

Ottimo!
Alla successiva spiaggia di Porticciolo, percorrerò il sentiero dell'Intuizione, il curioso nome (per un sentiero) mi farà riflettere sul fatto che non occorra il ragionamento per capire come (non)funzionano le cose nel nostro paese...

Ma come sarebbe bello se anche il sindaco di Portoferraio, tronchesi alla mano, come a maggio 2015 la sua collega marcianese, tranciasse il lucchetto e riaprisse il passaggio lungo costa.
Impensabile, anche perché di questa situazione non ho mai letto la minima lamentela... chissà perché?

Torniamo alla passeggiata, raggiungo la Guardiola e scendo sulla spiaggia di Procchio dove probabilmente l'ultima mareggiata ha distrutto alcuni tratti del camminamento in legno, un vero peccato.

Rapida sosta per indossare la giacca, ha iniziato a piovere, ed attraverso il piccolo centro abitato proseguendo lungo la statale per Colle di Procchio, quindi breve tratto di GTE.
Breve poiché all'altezza di casa Miliani preferisco allungare lungo il più "docile" sentiero privo di numerazione sulla sinistra (rinominato dal sottoscritto s. del Pancia), di salire sotto l'acqua con il 244 non ho voglia.

Oltretutto il sentiero del Pancia mi porterà direttamente a Buca di Bomba, dove con il 248 potrò far ritorno all'auto.

Vi arriverò alle 13.29 dopo quasi 5 ore e mezza con oltre 22 chilometri piacevolmente percorsi.

Max

domenica 27 gennaio 2019

Run & Walk del 27 gennaio 2019 - Capo D'Arco


Non è proprio una novità, ma capita raramente che indossiamo l'abbigliamento running per effettuare la nostra consueta passeggiata domenicale.

Questo ovviamente per abbinare corsa a camminata, vuoi per macinare più chilometri, vuoi (come stamani) per un allenamento in più in vista di una settimana forzatamente sedentaria per il sottoscritto...

Decidiamo di lasciare l'auto alla spiaggia di Barbarossa e procedendo verso quella di Reale, approfittiamo per vedere di persona i danni che ha subito la costa dopo la paurosa tempesta di fine ottobre.

Porzioni consistenti di terreno si sono letteralmente sbriciolate sotto i colpi delle onde, compresi gli ingressi di un paio di sentieri, siamo costretti a raggiungere Terranera seguendo la battigia. 

Sempre seguendo il litorale, entriamo nel comprensorio di Capo D'Arco, ricco di sentieri ed ampi sterrati.
Alterneremo corsa a brevi soste per curiosare fra i resti delle fortificazioni belliche e quelli minerari.

Quindi scendiamo fino ad Ortano seguendo il piacevole (e veloce) "Sentiero dell'isolotto di Ortano".
Raggiunto l'asfalto, propongo di risalire verso monte Arco sfruttando un sentiero che fiancheggia il vicino campeggio.
Affidandomi alla memoria, l'avrò percorso solo un paio di volte, riusciamo facilmente a trovarlo; abbondantemente segnalato, con un'impegnativa ascesa ci riporterà infatti sull'anello alto.

Teniamo la destra per poi salire fino quasi alla vetta, quindi grazie ad un paio di divertentissimi single track aperti dai bikers locali, scendiamo sull'asfalto che porta al comprensorio.

Ne percorreremo un centinaio di metri per riprendere a scendere verso Terranera e ritornare così all'auto.

Divertente escursione e buon allenamento!

Max

sabato 26 gennaio 2019

Trekking del 25 gennaio 2019 - Punta del Cannello


Breve ma decisamente entusiasmante l'escursione pomeridiana in compagnia di Mario.

Lasciata la vettura vicino al museo Vecchia Officina, scendiamo di circa 170 metri lo sterrato dei "Compressori" quindi imbocchiamo un vecchio livello parzialmente chiuso dalla vegetazione. 

Più o meno facilmente, ne percorriamo circa 700 metri, quando scorgiamo distintamente sotto di noi (a 95 metri con medesimo angolo) un grosso rudere privo di copertura, è la meta principale della nostra escursione.

Per raggiungerlo, impensabile scendere, la balza è troppo ripida, quindi proseguiamo verso est.
Fortunatamente sfruttando un canalone creato dalle piogge, dopo aver infastidito una famiglia di cinghiali, riusciamo a scendere alla quota giusta.

L'avvicinamento non sarà certamente facile, ma con un po' di pazienza ed attenzione, dopo 43 minuti di cammino, siamo sotto le pareti della possente struttura, sicuramente usata per il passaggio dei carrelli con il minerale che dalle zone di escavazione veniva convogliato a mare per essere imbarcato sui mercantili.

Mantenendoci in quota, ritorniamo verso ovest con la speranza di intercettare un secondo rudere, di più modeste dimensioni, che il gps mi indica a 130 metri dal primo.
Purtroppo, si trova su un livello superiore al nostro e la verticalità della parete ci impedirà di raggiungerlo.

Da buon consigliere, visto che sono già le 16.40 propongo a Mario di lasciar perdere e dedicare il poco tempo di luce rimasto, a cercar una via per raggiungere la spiaggia del Cannello; da li anche in caso di oscurità non avremo grossi problemi a tornare all'auto.

Durante la prudente discesa, visiteremo un secondo rudere, probabilmente un piccolo magazzino o ufficio, interamente avvolto dalla vegetazione.

Ne scorgeremo addirittura un terzo prima di percorrere gli ultimi livelli sopra la spiaggia.
Il paesaggio, incantevole dalla partenza, ci ha regalato scorci unici, che con il calare del sole, sono diventati ancora più caldi e stupendi.

Raggiungiamo la spiaggia alle 17.20 quindi lentamente risaliamo verso il museo, accarezzati dal freddo soffio della tramontana; vi arriveremo alle 17.52.

Breve ma entusiasmante, come solo i fuori pista sanno essere.

Max

domenica 20 gennaio 2019

Trekking del 20 gennaio 2019 - Calamita


Lunga passeggiata con partenza ed arrivo da Capoliveri insieme all'amico Mario, recuperato alle 9.28 dove la cessa della Feccia si incrocia con lo sterrato per Cala Nova.

Attraversando gran parte del promontorio di Calamita, abbiamo scoperto con estremo piacere anche un nuovissimo single track che scende fino alla miniera del Ginevro.

In sette ore esatte, dalle 7.49 alle 14.49, ho percorso 30 chilometri accarezzato da un leggero grecale ed una temperatura altalenante a seconda dell'esposizione al sole.

Max

sabato 5 gennaio 2019

Trekking del 5 gennaio 2019 - Cavo - Portoferraio


Sveglia presto, aliscafo delle 6.50 ed una volta sbarcato a Cavo alle 7.10, ovviamente si torna a Portoferraio a piedi, semplice no?

Il paese è avvolto nel più completo silenzio, attraverso tutto il lungomare senza vedere anima viva e ben presto sono in via Procchi, da dove parte la GTE storica.

Superato il bivio del mausoleo Tonietti, un paio di piante cadute invadono il sentiero consentendomi tuttavia sufficiente spazio per proseguire.

Ingannato dal freddo pungente di ieri, mi sono vestito a strati... un po' troppi strati, infatti prima delle 9.00 lungo la salita verso monte Grosso, sosta vestiario per togliere l'imbottitura in pile della giacca ed i collant da running.

In occasione di queste camminate di allenamento, le uniche soste che mi concedo sono esclusivamente quelle vestiario e quelle toilette e a questo punto, fatte entrambe, spero di non dovermi più fermare.

Evidenti gli interventi di manutenzione da parte dei bikers di Elba Gravity Park (presumo) sia prima di raggiungere il Semaforo che lungo il tratto che porta all'Aia di Cacio; ben fatto!

Salgo spedito verso monte Strega, ma prima di affrontare la successiva salita del m. Capannello, altra sosta per salutare dei vecchi amici che procedono in direzione opposta.

Per cercare di recuperare il tempo "perso" di buon passo affronto le successive tre salite, mi concederò solamente pochi secondi superato Cima di Monte, per scattare qualche foto al panorama ed al pino caduto sulla GTE.

A questo punto praticamente è tutta discesa, alle Piane della Madonna altra sosta vestiario in cui approfitto per prendere dallo zaino due arance che gusterò con piacere lungo lo sterrato del Buraccio.

Indeciso sul percorso da seguire, scelgo di restare sulla GTE storica (via campi di Giovannino), purtroppo dovrò oltrepassare una catena e quattro volte la recinzione elettrica; benché non mi entusiasmi, devo ammettere che il nuovo tratto della GTE che segue tutto lo sterrato del Buraccio, è l'unica utile, giustificata e sensata modifica che andava fatta.

Raggiunta casa Marchetti, abbandono la GTE e percorro per oltre un chilometro la provinciale 26 fino ad imboccare la strada del Vecchio Papa, altra sosta a fonte Schiumoli (solo per riempire le borracce) e scendo verso il Bucine.

Gli ultimi 40 minuti a bordo strada saranno piuttosto estenuanti, non tanto fisicamente quanto psicologicamente per la monotonia del paesaggio.

Finalmente raggiungo l'auto al parcheggio del porto alle 14.08 dopo aver percorso oltre 31 chilometri.
Ottimo allenamento e giornata perfetta per farlo.

Max