lunedì 5 ottobre 2026

Trekking del 3 ottobre 2026: Parco Naturale di Montioni

 

Sabato 3 ottobre, partiamo con la nave delle 7,00 per un'escursione nel vicino parco naturale di Montioni.
Breve sosta a Venturina per la seconda colazione e verso le 9,15 raggiungiamo il parcheggio della piccola frazione di Suvereto.

L'idea di Mario è di effettuare una sorta di anello che ci permetta di visitare i punti più interessanti dell'area, così alle 9,29 con una temperatura perfetta ed una breve esitazione sul sentiero da imboccare, iniziamo la marcia in direzione est sud est.
 
Fra sentieri e strade bianche, alle 10,44 arriviamo in prossimità di Poggio Tre Cancelli, al bivio invece di continuare verso sud, ripieghiamo sulla sinistra in direzione nord est per descrivere un ampio giro che ci permetterà di visitare il laghetto dell'Orto.
 
Il primo tratto lungo una piccola vallata all'interno del bosco è veramente suggestivo, peccato che successivamente il s. 8 divendi completamente in abbandono, dovremmo più volte aggirare alberi caduti e procedere "a naso".
Con un ultimo tratto decisamente ripido, ci colleghiamo ad un sentiero ben battuto che in brevissimo tempo ci porterà alla sponda nord est del piccolo lago.
 
Qualche foto ed in breve il sentiero diventa una strada bianca fino al più ampio lago del Bicocchi, un bacino artificiale realizzato per scopi idrici e di approvvigionamento.
 
Una volta superato, riprendiamo la marcia verso nord, Poggio alle Forche, quindi poco prima di Poggio Campestrino, breve sosta per mangiare qualcosa sfruttando un inaspettato tavolo in legno.
 
Alle 14,06 riprendiamo il cammino, effettueremo una deviazione per Poggio Sentinella, Mario ricorda ci sia qualcosa di interessante da vedere, spero non sia solo panorama.
Poco più di un chilometro che comunque si è rivelato piacevole, un bel rudere con tanto di cisterna d'acqua e lungo la via del ritorno, una giovane vipera (a detta di Mario) ed un aculeo di istrice.
 
Riprendiamo il s. 9 in direzione nord ed al bivio successivo, una coppia locale ci suggerisce di passare sul n. 1 per poter vedere le miniere di allume, per quanto mi riguarda, principale motivo d'interesse. 
 
Sedici minuti e l'ampia recinzione che circoscrive la voragine ci fa capire di averle trovate.
Giù in basso si intavedono le gallerie, non resisto alla tentazione e sfruttando un'apertura nella rete metallica scendo a dare un'occhiata da vicino.
Pochi minuti e mi rendo conto della bellezza delle gallerie!
"Ti consiglio di scendere"
Così mi seguirà anche Mario che era rimasto sul sentiero. 
 
Passata una mezz'ora, riprendiamo la marcia, decisamente soddisfatti.
 
Pochi minuti ed eccoci alle terme della Baciocca, un tempo lo stabilimento termale ad uso privato della principessa Elisa.
 
Non contenti effettuiamo anche una deviazione in direzione della Villa, con la speranza (vana) di trovare altre testimonianze minerarie, una scarpinata di oltre un chilometro finita davanti al cancello chiuso di un agriturismo.
 
Concluderemo la nostra escursione di 26 chilometri alle 17,03, per quando riguarda l'anello di Poggio Saracino, ne parleremo una prossima volta, al momento è decisamente più attraente una birra fresca seduti comodamente al vicino bar con tanto di panorama su manto erboso dove pascolano indisturbati una dozzina di cinghiali!
 
Rientro sempre con Blu Navy delle 18.30. 
 
Max

giovedì 17 settembre 2026

trekking del 14 e 15 settembre: Campo Imperatore

 

 14 Settembre 2026

Da anni desideravo visitare il cuore del Gran Sasso, Campo Imperatore. 

Pianifico con cura itinerario e luogo dove alloggiare, la scelta ricade su Santo Stefano di Sessanio.

Vi arrivo la domenica pomeriggio, scarico i bagagli ed in attesa di cena, ne approfitto subito per una visita al piccolo borgo.

Lunedì mattina, sveglia alle 6,00 e dopo una quarantina di minuti di guida (impensabile non fermarsi più volte per fotografare l'incredibile paesaggio) salgo fino al parcheggio di Campo Imperatore (10 euro le auto).

Inizio a camminare alle 8,18 in direzione del rifugio Duca degli Abruzzi, una volta raggiunto proseguo a destra in direzione della Sella di Monte Aquila (s. 100D).

Strada facendo, scorgo una coppia di camosci sul lato ovest del crinale, mi tengo basso sul versante est, quindi mi affaccio...

Me lo trovo davanti, ad una ventina di metri, lo stupore colpisce entrambi, ma entrambi restiamo immobili ad osservarci.

Per me è un'ottima cosa, lentamente alzo la reflex e scatto.

Sono solamente dubbioso sull'esito delle foto, il soggetto è in ombra e l'obiettivo che ho con me è un buon tuttofare, ma non certo l'ideale in situazioni di poca luce. 

Entusiasta per l'incontro dopo aver dedicato vari minuti ad osservarlo, riprendo il cammino.

Ai 2.335 m di altezza di Sella di Monte Aquila, proseguo in direzione di Sella del Brecciaio in compagnia di Federica ed Enrico, conosciuti poco prima, mi daranno preziose informazioni lungo il cammino.

La salita fino ai 2.505 metri non sarà una passeggiata, ma anche se forza e resistenza non sono più quelle di qualche anno fa, la mentalità è immutata, un piede avanti all'altro e mai mollare!

Riesco anche ad immortalare  un Sordone ed un Fringuello Alpino, mentre a poca distanza da me tre ragazze fanno una sosta su una terrazza naturale semplicemente spettacolare.

Ripreso fiato, riprendo a salire lungo il sentiero che porta alla vetta ovest del Corno Grande. 

Mi fermerò a quota 2.637 lungo il crinale che in direzione est va diretto in vetta.

L'idea di continuare a salire non mi entusiasma, faccio quindi dietro front e seguendo il suggerimento di Federica, scendo fino a rifugio Garibaldi e oltre.

Nel frattempo la splendida giornata di sole è un solo ricordo, il cielo è diventato grigio e successivamente dovrò riporre la reflex nello zaino, una leggera pioggerella inizierà a cadere.

Fortunatamente durerà una ventina di minuti, ma fastidiosa a sufficienza.

Da La Portella proseguo in direzione di passo del Lupo, l'osservatorio di Campo Imperatore è ormai vicino.

Concludo la mia escursione alle 14.05 ed incrocio le dite per le previsioni meteo di domani. 


15 settembre 2026

Come il giorno precedente, sveglia presto, alba lungo il trasferimento in auto e prima delle 7,30 sono nuovamente di fronte all'osservatorio astronomico di Campo Imperatore.

Alle 7,40 sono già in cammino, passano circa 5 minuti ed ho un inaspettato sobbalzo, a pochi metri da me un rapace piomba sul terreno  per catturare la sua preda.

Resto impietrito, temendo possa volar via, al contrario l'esemplare di gheppio (presumo) consuma il suo pasto senza curarsi affatto della mia presenza, mentre inquadrandolo col mirino della reflex, gli scatto vari fotogrammi, bellissimo!

Con enorme soddisfazione mi allontano lentamente, lasciandolo indisturbato. 

Stavolta non salgo fino al rifugio, ma continuo sul s. 101 in direzione della sella dell'Aquila, vi arrivo alle 8,40

Purtroppo il cielo, parzialmente nuvoloso, è sferzato dal un forte vento, che mi farà volare più volte il cappello ma soprattutto caratterizzerà negativamente questa seconda giornata di trekking.

Odio il vento! 

Raggiungo la vetta del monte Aquila alle 9,15 e sempre sul crinale inizio a scendere verso est.

Alle 10,13 finalmente sono a Vado di Corno, finalmente non per il panorama (decisamente meno entusiasmante), ma perché leggermente al riparo dal vento che purtroppo ritornerà a torturarmi nella lunga e lenta salita per tornare al punto di partenza.

Ore 11,30 con gioia sono in auto|

Senza rimpianti rientro a Santo Stefano di Sessanio, consumerò il pasto tranquillamente seduto a tavolino.

Tralasciando i fastidiosi capricci meteorologici, esperienza veramente entusiasmante, il paesaggio è incredibile, si potrebbe dedicare giornate ad ammirarlo e non sarebbe assolutamente tempo perso. 

Max

Trekking del 12 settembre 2026: Rio Marina - laghetto Conche

 

 

Finalmente la pioggia ha ridimensionato il caldo torrido di questa lunga estate, ne approfitto subito per una breve passeggiata nel Parco Minerario di Rio, ovviamente passando prima dalla sede del Museo, step indispensabile per chiunque voglia fruire delle bellezze del luogo.

Parcheggio sotto l'anfiteatro ed inizio il cammino dall'ex cantiere del Bacino, salgo con un paio di tornanti l'ampio sterrato per poi mantenermi a destra in direzione di Valle Giove.

Meno di dieci minuti ed abbandono il percorso per un "fuori pista" in modo da visitare un vecchio silos usato per lo stoccaggio temporaneo del minerale.

Quindi dopo averlo ben esplorato (non era la prima volta) riprendo a salire fino a raggiungere l'ampia superficie di pannelli solari a poca distanza da Valle Giove. 

Pozze d'acqua dagli incredibili colori prima di raggiungere i ruderi della della vecchia officina del Portello a cui è stata fatta un'ottima opera di pulizia dalla vegetazione.

Un'altra mezz'ora abbondante ed eccomi al laghetto delle Conche.

Con stupore trovo il livello dell'acqua decisamente alto, non l'avrei mai pensato vista la lunga siccità estiva.

Foto di rito e breve dietro front per risalire lungo il sentiero nella macchia che passa a fianco della voragine dell'Ugliero, una rara formazione carsica, già esplorata in passato. 

Descrivendo così una sorta di percorso ad anello, alle ore 13,16 torno al punto di partenza dopo aver percorso circa 11 chilometri.

Max

lunedì 8 giugno 2026

Trekking del 7 giugno 2026: anello da Marciana al Semaforo

 

Bella giornata di sole, il leggero vento da nord ovest aiuta a sopportare la temperatura, cappello ed una buona scorta d'acqua faranno il resto.

Marciana, sono le 8,06 quando mi incammino lungo il breve tratto asfaltato, la fortezza pisana è sulla mia destra.

Raggiunto il bivio col sentiero 110 proseguo su quest'ultimo, evito le deviazioni per i vicini caprili, non vorrei trovare "sorprese" nella più folta vegetazione.

Alle 9,25 la salita è finita, mi trovo a "La Tavola", il panorama davanti a me ricompensa di ogni fatica. 
Purtroppo sono in ritardo per la fioritura della ginestra desoleana, pazienza, ci riproverò anno prossimo.

Scendendo mi soffermo davanti ai resti del quadrimotore della compagnia Itavia, si schiantò a poche decine di metri dal sentiero nel lontano 14 ottobre 1960, morirono tutte le undici persone a bordo.

Proseguo facendo molta attenzione al fondo del sentiero che avvicinandosi a "La Terra" (bivio col s. 103), diventa pessimo.

Una volta sul 103, riprendo un'andatura più spedita ed alle 10,29 eccomi al bivio con il s. 125 che mi porterà diretto al semaforo di Campo alle Serre.

Visto innumerevoli volte, è uno di quei luoghi che non posso far a meno di visitare, ogni volta mi regala piacevolissime sensazioni. 

La costruzione risale al 1888 (con regio decreto del re Umberto I) ai fini del controllo del traffico marittimo sul Canale di Corsica.
Insieme al gemello (ormai convertito in abitazione civile) su m. Grosso ed a quello su m. Arpagna (sull'isola di Capraia) avevano il compito di riconoscere le unità navali in navigazione.
Dal 1920 al 1953 fu sede di un'osservatorio meteorologico.

Mi ci trattengo una ventina di minuti abbondati per mangiare un po' di frutta e scattare le solite foto con la speranza di imbrigliare nel file digitale lo spirito magico del luogo.

Alle 11,20 sopraggiunta una coppia di bizzarri escursionisti (con barboncini al seguito), decido di riprendere il cammino.
Percorro a ritroso sia il 176A che parte del 125 ed una volta al Troppolo, proseguo in direzione nord verso Serraventosa. 

Ci sarò dopo circa quarantacinque minuti di marcia ed avere superato il piccolo corso d'acqua alla Madonna del Bollero.

Alla Madonna del Monte, classica sosta per riempire le bottiglie e meta di vari escursionisti che approfittano dell'ombra dei castagni secolari e dei robusti tavoli dello stesso legno, per improvvisati picnic.

Concludo la mia escursione di circa 16 km alle 13,13 al parcheggio della fortezza di Marciana.

Max

mercoledì 3 giugno 2026

Trekking del 30 maggio 2026: Parco Faunistico del Monte Amiata

 

Parco Faunistico del Monte Amiata, una piacevolissima sorpresa!

Nel comune di Arcidosso, all'interno della riserva di monte Labbro, si estende per circa 200 ettari.
Sabato 30 maggio decido di visitarlo.

Acquisto il biglietto online (5 euro) dal sito ufficiale parcofaunisticoamiata dove trovo inoltre interessanti informazioni che mi saranno utili per pianificare il percorso e conoscere le specie animali che vi sono al suo interno, opportunamente separate fra loro da varie recinzioni.

Ovviamente l'incontro sperato è quello col lupo appenninico, sarei entusiasta anche di fotografare il tasso, ma per le sue abitudini, temo sarà difficile.

Altra significativa fonte di interesse è rappresentata dai resti dall'eremo di Davide Lazzeretti che si erge sulla vetta di monte Labbro.
Sarà la prima meta della mia escursione e vi arriverò seguendo il sentiero della Transumanza.

Ne resto veramente colpito, la struttura è molto più ampia di quanto immaginassi ma soprattutto è completamente accessibile, l'unico cancello serve ad evitare l'ingresso di animali all'interno della grotta e la cosa mi sorprende piacevolmente, talmente sono abituato a vedermi negato l'accesso a luoghi spesso di minor importanza.

Scatto numerose foto quindi dopo un breve dietro front, riprendo il sentiero principale con cui descrivendo una sorta di anello, ritorno in prossimità del punto di ristoro "La Radica" dove scambio con piacere quattro chiacchiere con i gestori e riesco a fotografare incredulo un'esemplare di volpe che a quanto pare, in barba alla diffidenza, si aggira indisturbata fra i tavoli in cerca di qualcosa da sgraffignare.

Ma l'emozione maggiore sarà l'avvistamento del lupo, ne incontrerò un paio di esemplari in fasi successive, non potevo sperare di meglio.

Ci sarebbe molto da scrivere e raccontare, mi limito a sottolineare l'ottima segnaletica del sentiero della Transumanza, oltretutto molto piacevole e vario, interessante ma meno entusiasmante il sentiero del fiume Onanzio mentre si può tranquillamente evitare il modesto sentiero dell'Allocco e Farfalle, decisamente più trascurato e piuttosto banale.

Luogo assolutamente da visitare.

Max

domenica 24 maggio 2026

Trekking del 23 maggio 2026: dall'Innamorata a Vetrangoli

 

Stamani uscita di gruppo, e che gruppo!!

Francesca e compagni hanno intenzione di replicare il percorso fatto tempo fa all'interno del promontorio di Calamita, accetto con piacere di unirmi a loro.

Il ritrovo è al piccolo parcheggio al lato della spiaggia dell'Innamorata, vi arrivo con qualche miniuto di ritardo.

Dopo i saluti di rito, solo alle 10,28 ci mettiamo in cammino sulla rettavia... 

Già perché alla partenza avevo preso il sentiero sbagliato!

Saliamo lentamente lungo l'ampio sterrato con cui raggiungiamo l'inizio della cessa dell'Asta, su cui ovviamente proseguiremo a salire.

La presenza delle mtb, com'era prevedibile, ci accompagnerà per gran parte del tragitto.

Tutte occasioni per rallentare e ammirarle sfrecciare verso il mare.

Una volta raggiunto l'anello alto, ne percorriamo un breve tratto (900 m.) in senso antiorario (nord ovest) per poi riprendere a salire lungo un single track con cui costeggeremo un tratto della recinzione della base dell'Aereonautica militare.

Quindi direzione est attraverso quella che un tempo era una bella pineta in cui avvisteremo fagiano e cinghiali.

Sempre seguendo le piste dei bikers, scendiamo costantemente fino a raggiungere la costa, la via per arrivare alla spiaggia di Vetrangoli è piuttosto tecnica e sconnessa, ma con un po' di pazienza ed attenzione, ci riesce anche Kira, la canina di Francesca.

Ci rilasseremo per circa due ore sotto i caldi raggi del sole, ovviamente dopo aver fatto un rigenerante quanto fresco bagno nel mare cristallino.

Per le quindici e trenta viene chiamata l'adunata, indossati gli zaini, riprendiamo la marcia (piuttosto assetati), decidiamo così di evitare il passaggio dalla spiaggia del Cannello e puntare direttamente verso il museo della Vecchia Officina con la speranza di poter trovare qualcosa di fresco da bere.

La nostra speranza verrà esaudita, arriviamo giusto in tempo per acquistare birra, acqua e caffè, una sosta strategica di quasi mezz'ora che rinvigorisce il corpo e lo spirito.

Quindi attraverso il campo delle patate (così chiamato un tempo dai minatori) ci colleghiamo al sentiero del ferro con cui torneremo al punto di partenza.

Bellissima giornata e piacevolissima escursione di quattordici km.

Max

sabato 9 maggio 2026

9 maggio 2026: escursione a Forte Focardo

 

Era da molti anni che desideravo visitare il forte Focardo, sapevo che prima o poi ci sarei riuscito, stamani grazie all'iniziativa di Legambiente ce l'ho fatta!

Certo, abituato a camminare da solo, ritrovarmi in mezzo ad una cinquantina di persone è stato un'evento decisamente insolito, ma sopporterò tranquillamente il chiacchiericcio costante, la meta è troppo allettante.

Il ritrovo è alle 10,00 presso la sede di Mola, ci metteremo in cammino dopo circa venticinque minuti.

La passeggiata è relativamente breve, tre chilometri che con soste comprese percorreremo in una cinquantina di minuti.

All'ingresso del forte ad attenderci la farista Francesca, unica rappresentante femminile degli altri 100 faristi italiani, un vero onore!

Ci spiegherà con precisione e dovizia di particolari la storia dei fari, la loro evoluzione ed il loro funzionamento.

Quindi breve rinfresco con schiaccia e bevande offerto dall'associazione del Cigno Verde mentre ognugno poteva vagare e fotografare l'intera struttura.

Solo l'ascesa al faro ha richiesto un minimo di attesa.

Ringrazio Francesca (farista) e Lisa (Legambiente) per l'opportunità e ritorno a Mola a recuperare l'auto.

Max

martedì 28 aprile 2026

Trekking del 26 aprile 2026: da Marciana a Chiessi via m. Giove e m. San Bartolomeo

 

Parcheggio l'auto a Marciana, sono le 9,08 quando attraverso la piazza del paese.
Un gruppo di escursionisti è in attesa di partire, ne incontrerò altri.

Con via della Madonna raggiungo il sentiero 103 ed inizio a salire.
Anche oggi giornata stupenda.
Arrivo al santuario della Madonna del Monte alle 9,44 ovviamente riempio borraccia e bottiglia e augurando una buona camminata all'amico Stefano (con gruppo al seguito) mi incammino verso il punto panoramico dell'Aquila (s. 103B).
Non tanto per il panorama comunque notevole su Sant'Andrea, quanto per il luogo in se, il cui granito scolpito dal tempo, è tuttora custode di tanti bei ricordi.

Quindi breve dietro front e torno al santuario poiché ho intenzione di arrivare a Serraventosa passando dal monte Giove.
Il sentiero per raggiungere la vetta è proprio a fianco dei gradini del santuario (salendo sulla sinistra) e fortunatamente è in buono stato, pensavo di trovarlo peggio.
Il caprile di monte Catino è circondato da lavanda in fiore, bellissimo.
Continuo la salita facendo attenzione ai punti umidi, sui quali la suola del mio scarponcino da più volte prova di non esercitare la minima presa.

Alle 10,34 sono sul m. Giove, bellissima vetta, panorama stupendo, il sentiero che scende verso Serraventosa un mix di selvaggio e magico, soprattutto se fatto nella mia stessa direzione.
A Serraventosa saluto l'amico Luigi, anche lui con alcuni escursionisti al seguito.

Proseguo spedito nuovamente sul s. 103, in ottimo stato e dal fondo privo del minimo rametto, una vera rarità!
 
Al Troppolo altro nutrito gruppo di escursionisti, non rallento, provando una considerevole soddisfazione nell'essere da solo.
 
La meta è monte San Bartolomeo, con Pianosa sullo sfondo che pare galleggiare fra cielo e mare.
 
Raggiungo la parete della chiesa alle 13,24 la ferrata è sulla mia sinistra poco più in alto.
Mando un messaggio agli amici della chat "So che non dovrei farlo da solo, ma provo a salire sulla vetta, se fra una ventina di minuti non mi sentite... chiamate qualcuno).
In effetti non è certamente saggio tentare la scalata da soli ed oltretutto senza imbracatura ma ho con me un paio di guanti, ideali per una miglior presa sul cavo di acciaio e maturato un minimo di esperianza su questo "strappetto verticale".
 
Mantenendo sangue freddo e tenendo a mente le parole dell'amico Maurizio: "Si sale prima con la testa, poi con le gambe ed infine con le braccia" lentamente raggiungo la sommità.
 
Ovviamente il premio è davanti ai miei occhi, panorama spettacolare!
Una volta effettuata anche la discesa, fase ancora più delicata e tecnica, con il livello di autostima raddoppiato,  invio subito il secondo messagio rassicurante agli amici.
 
Direi in perfetto orario, stimo la discesa fino a Chiessi in circa una quarantina di minuti (ne impiegherò 38) in teoria dovrei avere il tempo per una bella birretta  prima di prendere l'autobus.
In teoria...
In pratica arrivo a Chiessi ed il bar della piazzetta è chiuso, "Vabbè pazienza, andiamo a veder l'orario del bus" rimugino fra me e me.
 
Ed ecco che rimango incredulo, senza parole.
L'ultimo bus per Marciana è partito alle 13,38 per il prossimo se ne parla domani...
 
Ingenuamente non ho verificato l'orario a tempo debito, ricordavo un mezzo intorno alle 15,00 ed erroneamente mi sono affidato a vecchi ricordi.
Non mi lascio comunque prendere né dalla rabbia né dallo sconforto, abito all'Elba, posso sempre telefonare per farmi venire a prendere ma poiché non voglio scomodare nessuno, mi incammino lungo la provinciale.
 
Sono solo esterrefatto, amareggiato su come possa sentirsi un escursionista, un turista al mio posto.
Chi chiama? 
Cosa fa? 
Ma soprattutto, che minchia di servizi offre quest'isola???
 
Max
 
P.S:
Come sono tornato a Marciana?
In autostop grazie ad una coppia di milanesi, ma solo fino a La Zanca, poi a piedi. 

martedì 7 aprile 2026

6 Aprile 2026: Il sentiero 100

 

Queste bellissime giornate pasquali sono state ideali per l'attività outdoor.
Per lunedì 6 decido di concluderle in bellezza affrontando il sentiero 100 (ex 00).
 
Parto dall'area attrezzata del monte Perone alle 9,31 in modo che il sole mattutino asciughi gli eventuali tratti rocciosi inumiditi dalla rugiada notturna. 
 
Seguo la GTE per circa 25 minuti quindi proseguo dritto al bivio con il s. 100 caratterizzato dalla targa in ricordo del caro amico Massimo scomparso il 18 maggio 2022.
 
Tracce di secca vegetazione tagliata mi fanno pensare ad un'opera di manutenzione, breve illusione... 
 
Salgo lentamente per le numerose soste fotografiche e per prestare la dovuta attenzione nel seguire il percorso corretto (non è mai il solito) indicato sporadicamente da qualche segnavia, molto più utili in tal senso sono i cavi di acciaio delle vie attrezzate individuabili ad una buona distanza. 
 
Alle 10,35 sono sulla vetta del monte Le Calanche, a mio avviso una delle cime più belle e suggestive dell'isola.
Proseguo quindi in direzione delle Filicaie (Malpasso) dove incontrerò una coppia di amici. 
 
Il tratto in questione è il più agevole del s. 100, la via attrezzata lungo la parete iniziale incute più timore del dovuto.
In ventidue minuti raggiungo la piazzola di atterraggio per l'elicottero, proseguendo verso ovest, pochi metri sotto il 100 si incanala in direzione delle parabole.
Il terreno è cosparso di cavi elettrici e pezzi di tubazioni in plastica, decisamente indecoroso per la vetta sibolo dell'isola ospitare questa mini discarica. 
 
Il nuovo tratto manifesta immediatamente il suo carattere più tecnico, occorre molta attenzione ed una buona agilità per arrampicarsi fra i blocchi di granito, non fate affidamento sui segnavia, da ora in poi sono una rarità!
 
Quindi una lunga e ripida discesa mi costringe a tener ben stretto il cavo.
Mi riporta in basso, per riguadagnare quota dovrò risalire la cascata di pietre che consente di aggirare la vetta appena incontrata.
 
Un continuo su e giù con panarama mozzafiato.
 
In avvicinamento alla Tavola individuare il percoso da seguire diventa veramente difficile, segnavia completamente assenti e vegetazione che ha inghiottito ogni parvenza di passaggio.
 
Tanta bellezza gestita in maniera pessima!
 
Finalmente il caprile sotto di me mi fa capire di essere in direzione giusta, la fine del sentiero 100 è vicina.
 
Unico nel suo genere, per ogni appasionato di trekking, da fare almeno una volta.
Mi ero promesso di non percorrerlo più in solitario, ma è stato così bello che lo rifarei senza esitare.
 
Per il ritorno al m. Perone sfrutto la GTE NORD per poi passare al 106, che non percorro completamente fino alla provinciale, mal digerisco l'asfalto, così preferisco risalire col vecchio 125 da anni abbandonato dall'ente Parco, ma che riporta ancora alle sue estremità i segnavia in legno di una volta. 
 
Altro bellisssimo sentiero, con un fascino tutto suo, quasi fiabesco, dove il Tasso  regna sovrano e percorrerlo infonde sempre piacere.
 
Mi collego alla GTE che scende dalle Filicaie alle 14,51 e mantenendo la buona andatura dalla Tavola, ritorno all'auto alle 15,23 dopo aver percorso quasi 15 chilometri.
Indubbiamente un'escursione fantastica!
 
P.s.
Suggerimenti sul sentiero 100:
 
Affrontatelo sempre con condizioni meteo ottimali, con tempo soleggiato ed asciutto, mai con vento, pioggia o eccessiva umidità.
 
Mai in solitario e comunicate saltuariamente la vs posizione. 
 
Calcolate circa 3 ore di tempo.
 
Nella direzione da est ad ovest avrete un'esposizione solare decisamente migliore.
 
Trovo molto utile dotarsi di un paio di guanti. 
 
Infine, solo se siete escursionisti esperti ed un buona forma fisica. 
 
Max

domenica 1 marzo 2026

28 febbraio 2026: un'escursione particolare...

Sabato 28 febbraio 2026, ebbene sì, è stata proprio un'escursione particolare.

In compagnia di Luigi e Bernardo, siamo scesi alla miniera del Ginevro per un approfondito tour con una guida d'eccezione, il carissimo amico Filippo Boreali.

Lo scopo principale era quello di ammirare la recente scoperta effettuata da Luigi durante una delle sue ultime escursioni guidate al livello -24.

Una stupenda effusione di Crisocolla (silicato di rame idrato) presidiata da un imperturbabile Rhinolophus ferrumequinum, indubbiamente un singolare ed inaspettato "regalo" da una miniera di magnetite.

Ovviamente la gita si è estesa a tutto il livello di quota - 24 durante la quale l'avvincente narrazione di Filippo ci ha accompagnato per tutto il tempo.

Non mi resta che ringraziare i miei compagni d'avventura e suggerire di visitarla, magari affidandovi a Luigi, oltre che amico, una guida molto preparata.

Max

lunedì 23 febbraio 2026

Trekking del 22 febbraio 2026: anello m. Perone - Malpasso - Macinelle - Masso alla Quata

 

Domenica 22 febbraio, altra giornata all'aria aperta e visto che alcuni amici proveranno il percorso 28 km della prossima elba trail, ne approfitto per effettuare una ricognizione ed eventualmente rimuovere eventuali ostruzioni al passaggio.
 
Inizio il cammino alle 8,31 dal parcheggio del monte Perone seguendo la GTE, come immaginavo arrivo in un'ora a Malpasso (Filicaie) soste foto comprese.
 
Anche oggi le condizioni meteo sono ottime, solo un leggero ventarello in più rispetto a ieri. 
Iniziata la discesa, oltre che dai passaggi tecnici, verrò rallentato da vari interventi di potatura dell'erica che sta invadendo il già stretto passaggio.
 
Fortunatamente la piccola manutenzione non sarà più necessaria una volta che il sentiero perde la pendenza  iniziale.
Manutenzione che mi farà accorgere in ritardo di due mufloni che riesco comunque a fotografare, ma soprettutto di un cinghiale che in fretta e furia scollerà il crinale ad una trentina di metri da me, in questo caso riesco ad effettuare un solo scatto al volo ma con tempi troppo lenti per la dinamicità che la foto avrebbe richiesto.
 
Raggiunto il Colle della Grottaccia, abbandono la GTE per il sentiero 130, secondo i miei calcoli a breve dovrei incrociare i runners nel loro allenamento e così sarà.
Breve scambio di chiacchiere e riprendo il cammino sempre alla ricerca di soggetti da immortalare.
 
Alle 11,28 arrivo alle Macinelle, un paio di foto e proseguo verso le Piane al Canale, effettuando però una breve deviazione a Pietra Murata, altro luogo incantevole dove ne approfitto per mangiare un frutto.
 
Breve dietro front e raggiunto il bivio col sentiero 107, passo su quest'ultimo.
Un'altro dei miei sentieri preferiti.
Uscito dal bosco, brevissima sosta al Masso alla Quata, un tempo strategico punto di osservazione, da cui si gode ancora oggi un panorama fantastico.
 
Riprendo il cammino alle 13,11 sempre sul s. 107, purtoppo vento e cinghiali mi obbligeranno a numerosi interventi di rimozione rami caduti ed a un effimero tentativo di riempimento delle buche che i "porcelli" amano scavare dappertutto.
 
Ritornerò all'auto alle 15,10 dopo oltre sei ore e mezzo di cammino e lavoro.
 
Max 
 
 

martedì 17 febbraio 2026

Trekking del 15 febbraio 2026: dalle Panche al Termine

Domenica 15 febbraio, intenzionato ad effettuare un'escursione più lunga del solito, stamattina dedico un più tempo e cura nel preparare lo zaino.
Con un vago itinerario da seguire, alle 8,59 mi incammino dalle Panche lungo il sentiero 253, le condizioni meteo sono ottimali.

Circa 600 metri e piego sulla destra per passare su quello che corre parallelo alla GTE, sotto lo sguardo vigile di alcune capre selvatiche intente a far colazione.
Raggiunto l'asfalto della Falconaia, ne percorro 500 metri ed eccomi nuovamente sullo sterrato (s. 203) in direzione dell'eremo di Santa Caterina.

Lo supero dopo una brevissima sosta fotografica fino ad arrivare alla provinciale della Parata.
Ne approfitto quindi per dare un'occhiata ai ruderi della chiesa di San Quirico, sito che un tempo ospitò il paesino medioevale di Grassera, giusto un paio di minuti e riprendo il cammino verso il cantiere di Valle Giove.
Non potevo scegliere momento migliore, dopo la pioggia di ieri, il minerale ben lavato, brilla di mille riflessi colpito dai raggi del sole, uno spettacolo!
 
Proseguo quindi verso la vecchia officina del Portello il cui tetto, già parzialmente distrutto purtroppo è destinato a crollare completamente.
Ovviamente ne immortalo lo stato e continuo il cammino verso il laghetto delle Conche.
 
Nell'avvicinarmici devo costatare con piacere il concreto intervento di manutenzione a cui è stata sottoposta l'ampia strada sterrata, mai trovata in così buone condizioni. 
 
Raggiungo il rosso specchio d'acqua alle 11,43, è colmo a tal punto che non è più possibile percorrerne il perimetro.
Purtroppo, come immaginavo, il vento fresco ne increspa sensibilmente la superficie, riducendone ovviamente l'aspetto scenografico.
Scatterò comunque alcune foto a testimonianza dell'alto livello dell'acqua, presente abbondantemente anche nella discenderia che pochi anni fa è stata riportata alla luce a causa di crolli causati dalle piogge sempre più insistenti.
 
Al successivo bivio, in zona del Puppaio, mantengo la sinistra per salire verso il Termine.
Anche questo sterrato è in buone condizioni, anche se percorrerlo (specialmente in salita) mi è sempre un po' monotono.
 
Qualche foto alla seconda casamatta (la prima è meno accessibile) e deviazione obbligatoria verso monte Calendozio (s. 206), luogo molto particolare da cui si gode di una superba vista del canale di Piombino e del Cavo.
 
Dopo un breve dietro front, continuo il cammino sul s. 206 per passare poi sul s. 200 fino a raggiungere la strada provinciale della Parata lungo la quale scorgo i soliti rifiuti abbandonati a testimonianza dell'inciviltà umana. 
Sedici minuti di asfalto quindi imbocco una strada sterrata (privata) con cui mi ricollego al s. 203 già percorso in precedenza.
 
Oltrepasso l'eremo di santa Caterina e raggiungo Rio nell'Elba col sentiero dell'Acquavivola.
L'erta salita del Buchino sarà l'ultima fatica della giornata, arrivo all'auto alle 15,05 dopo aver percorso circa 20 chilometri.
 
Max 



 

domenica 25 gennaio 2026

25 Gennaio 2026: Magie del sottosuolo


Venerdì scorso ricevo una telefonata da un amico:
"Domenica mattina andiamo a visitare una grotta, vieni?"
"Certamente!" Rispondo senza esaltazioni, tanto più che le previsioni meteo per il fine settimana non sono entusiasmanti.

Ritrovo alle 9,00 e dopo le presentazioni in una decina di minuti raggiungiamo la meta.

Il luogo mi è famigliare, quello che nasconde assolutamente no.

In poco tempo entriamo in una grotta dalle mille concrezioni calcaree, è talmente fantastico da sembrarmi irreale.

Completamente assorto a fotografare le sinuose formazioni dai colori pastello, non mi rendo assolutamente conto del tempo che passa, l'unico scopo è catturare la bellezza dell'ambiente circostante.

Ma non chiedetemi dove è, ha già subito svariate amputazioni da parte dei barbari che a suon di martellate si sono portati il "ricordo" a casa.

Max

domenica 11 gennaio 2026

Trekking del 11 gennaio 2026: anello Pomonte - San Bartolomeo - Chiessi

 

Giornata spettacolare, tempo asciutto e soleggiato, l'ideale per una bella passeggiata in quota.

Parcheggio l'auto in via del Passatore a Pomonte ed alle 9,10 mi metto in marcia.
Breve tratto asfaltato di via Martini quindi inizio a salire col sentiero 104.
E' piuttosto freddo, complice anche il vento che scende nella valle e non ostante la salita, terrò la giacca ben allacciata.

Solo dopo una mezz'ora sarò riscaldato dai raggi del sole, ne approfitto subito per riporla nello zaino, sicuramente dovrò indossarla più tardi.
Il sentiero non presenta particolari criticità, ha comunque bisogno di manutenzione in alcuni tratti dove la bassa vegetazione lo sta chiudendo.

Raggiungo il bivio col s. 103 alle 10,22 passando su quest'ultimo in direzione ovest.
Il panorama è incantevole con le vette del San Bartolomeo che si stagliano nell'azzurro del mare, oltre il profilo della Corsica con le sue cime completamente innevate.

Strada facendo il sentiero abbandona il versante sud del San Bartolomeo per passare a quello nord in ombra.
Immediata la sosta per indossare la giacca lungo un tratto dove la grandine si è ancora ben conservata e dalla temperatura decisamente più fresca.

Pochi minuti e sono al bivio col sentiero 103A, come indicato dal segnavia verticale, peccato che il successivo tratto per raggiungere le rovine della chiesa sia completamente privo di indicazioni.

Riparato dal vento ed esposto al sole ne approfitto per scattare qualche foto, quindi mi dirigo verso la via ferrata con l'intenzione di salire in vetta.
Ombra e vento smorsano le mie velleità alpinistiche, esito qualche secondo ad osservare il freddo cavo di acciaio.
Quindi poso a terra lo zaino e con la reflex al collo, provo a salire.
Mi sono portato anche un paio di guanti per garantirmi una presa migliore .
Cercando di fare attenzione, salgo di alcuni metri ma non mi sento affatto sicuro, sto usando troppo le braccia.

Riaffiorano alla mente gli insegnamenti di Maurizio: "Si sale con la testa, poi con le gambe ed infine con le braccia".
Pare proprio stia facendo il contrario...

Se ne rende subito conto anche il mio Grillo Parlante, che tranquillamente appoggiato alla parete, con le secche gambette incrociate, smorzando un sorriso mi dice:
"Mi sembri molto insicuro, oltretutto sei da solo, penso proprio sarebbe meglio tu scendessi".

Come sempre ha perfettamente ragione e come sempre gli darò ascolto...

Sensibilmente mortificato per la sconfitta, troverò parziale riscatto nell'espugnare la vetta a nord est della chiesa, da cui il panorama non è affatto male e da dove scorgo alcuni escursionisti salire.
Magari hanno l'attrezzatura da arrampicata, così mentre si stanno avvicinando alle rovine, inizio a scendere in loro direzione.

La speranza sarà vana, prima di poterli incontrare li vedo sfilare nella direzione opposta, peccato!

Così alle 11,45 sono nuovamente sul 103, tutta discesa fino a Chiessi, ci arriverò in meno di quaranta minuti, quindi lungo via della Chiesa mi incammino sul sentiero del Tramonto che parallelo alla provinciale mi riporta a Pomonte.

Concludo la passeggiata di quasi 8 chilometri con una breve sosta per scattare due foto all'arrivo della GTE Storica ed alla fonte del paese, la prossima volta mi porterò l'attrezzatura da arrampicata!

Max

sabato 3 gennaio 2026

0 - 1000 Storia di una sfida



Tutto ha inizio in un bar, quasi per gioco, sono trascorsi meno di due anni da quando Alessandro, abbandonato il calcio, si dedica al running.

"Riusciresti a raggiungere la vetta del Capanne in meno di un'ora?"
Questa fu più o meno la proposta che gli venne rivolta.
 
Conoscendo il suo carattere umile e pacato ma non per questo riluttante ad accettare una sfida, mi piace immaginare che abbia risposto: "Ci posso provare".
 
Così un pò per scherzo un pò per scommessa, consapevole delle sue capacità, il 27 giugno 2009 Alessandro, con un piede sul pelo dell'acqua e lo sguardo fisso su quella vetta di fronte, partì dal molo di Marciana Marina in direzione di Poggio.
 
Tutto asfalto per 5 chilometri poi il "muro" dell'impegnativo sentiero 2 (adesso 105), una sorta di scalinata di 3 chilometri che lo portò fino ai 1.019 metri del monte Capanne. 
 
Si perché Alessandro quella scommessa la vinse eccome!
 
Con il tempo di 58' e 50" fermò il cronometro sulla terrazza della Cabinovia dove si trovavano ad attenderlo gli amici.
 
In questi anni nessuno ha mai tentato di battere il suo record, fino a stamani... 
 
Perché stamani qualcuno ci ha provato, e non sto perlando di un atleta qualunque, ma dell'amico Matteo.
 
"Vieni a farmi due foto in vetta?" Mi chiese qualche giorno fa.
"Certamente!" Risposi senza esitazione.
 
Eccoci così al 3 gennaio 2026, mattinata invernale, freddina, cielo coperto e vento ghiaccio, ma fortunatamente solo sulla vetta.
 
La raggiungo con parecchio anticipo attraverso il 106 prima ed il 105/101 poi.
Lungo il cammino mi sorpassa Jacopo che in tenuta running, ne approfitta per allenarsi un pò. 
"Ci vediamo su"
Ormai il Capanne è vicino, sulla vetta troverò Michela e Vincenzo, Roberto e consorte, insomma un bel gruppetto pronto a festeggiare l'impresa di Matteo.
 
Per me è scontato che ci riuscirà.
Con qualche momento di crisi, ma sempre incoraggiato da Massimo lungo la strada asfaltata,  decisamente provato, raggiungerà la vetta del monte Capanne in 55' e 13".
 
Grande prestazione, Grande Atleta!
 
Il panettone ce lo gustiamo in vetta pochi minuti dopo, il brindisi con il resto degli amici sul lungomare di Marciana Marina qualche ora dopo.
 
Adesso il tempo da battere è 55' e 13"!
 
Tantissimi complimenti Matteo.
 
Max

mercoledì 31 dicembre 2025

Trekking del 31 dicembre 2025: anello Semaforo di Campo alle Serre

 

Trentuno dicembre 2025, splendida giornata, ideale per salutare l'anno corrente con una bella passeggiata.

Mi dirigo in auto verso il versante occidentale dell'isola, supero Pomonte, Chiessi e parcheggio l'auto a pochi metri dal sentiero 176.

Ho intenzione di effettuare un percorso ad anello che mi consenta di visitare il Semaforo di Campo alle Serre, per questo inizio il cammino lungo la provinciale.
Sono quattro chilometri di asfalto fino a Chiessi, in questo periodo praticamente privo di traffico e devo ammettere passano più in fretta di quanto pensassi.

Dopo quasi un'ora raggiungo l'imbocco del sentiero 125, breve sosta per alleggerire il vestiario ed alle 12,10  inizio a salire.
Ho sempre nutrito forte antipatia per questo sentiero, forse per l'estenuante salita, forse per il fondo duro e sconnesso, forse per l'esposizione al sole, forse per questo lo affronto con calma, molta calma, per poi aumentare lentamente l'andatura quando la pietra comincia a cedere il posto al morbido terreno, (scavato in più punti dai cinghiali), dove la pendenza diventa meno impegnativa ed il cisto viene rimpiazzato dalla macchia ad alto fusto , corbezzolo fra tutti.

Dopo quasi un'ora e venti raggiungo la biforcazione fra il 125 ed il 176A, purtroppo privo di segnaletica, proseguo a diritto su quest'ultimo mentre il 125 piega a destra.
Altri sette minuti ed eccomi di fronte al vecchio Semaforo.

Tolgo lo zaino e mi siedo al sole.
La luce del sole è fantastica, uno spettacolo di colori, la salita per arrivaci è sempre faticosa, ma lo sforzo viene ampiamente ripagato dalla bellezza del luogo.
Uno dei miei preferiti, un magnifico regalo di fine anno, penso fra me e me, mentre gusto una succosa arancia fissando le rovine della struttura.

Come sempre dedico svariati minuti a visitarla, a fotografarla, ogni volta come fosse la prima volta.
Dopo quasi quaranta minuti, riprendo il cammino.
Meno di quattrocento metri ed eccomi al bivio fra 125 e 176, ovviamente piego a sinistra sul 176.
Sono passati diversi anni dall'ultima volta che l'ho percorso e nell'avanzare riaffiorano alla memoria molti ricordi.
Prestando molta attenzione ad alcuni passaggi tecnici, scendo comunque con piacere ed il progredire è fluido ed entusiasmante.

In meno di quarantacinque minuti raggiungo la provinciale, l'auto è a pochi metri, concludo ampiamente soddisfatto la mia escursione di 9,5 chilometri, sono le 15,03 quando spengo il gps, adesso posso tornare a casa.

Max

lunedì 8 dicembre 2025

Trekking del 8 dicembre 2025: da Cavo a Schiopparello


Sono passate da poco le 5,00 quando apro gli occhi, lo zaino ai piedi del letto è pronto dalla sera prima, la scelta è facile, aliscafo delle 6,50.
Ho tutto il tempo a mia disposizione, così scendo al porto a piedi ed in perfetto orario parto alla via di Cavo.

Venti minuti di navigazione ed alle 7,12 accendo il gps, il molo è ancora avvolto dalla luce crepuscolare mentre ad est le varie tonalità di arancio dell'alba sono di ottimo auspicio.
La temperatura è decisamente sopra la media.

Dieci minuti per percorrere il lungomare con tanto di albero di Natale, piacevolissima sorpresa, quindi un segnavia mi invita a girare a sinistra ed attraversata la circonvallazione Faleria inizia lo sterrato della GTE.

Dopo sei tornanti raggiungo il bivio con la GTE Storica (scelta dai runners per raggiungere nel minor tempo possibile Pomonte, l'estremità opposta dell'isola).
Ovviamente con una brevissima deviazione dedico qualche minuto a fotografare il mausoleo Tonietti.

Tornato sul percorso, seguo la segnaletica per monte Grosso, un tempo sede di un semaforo della Marina Militare (il gemello di quello di Campo alle Serre).

Supero l'ingresso dell'agriturismo Amandolo, sono le 8,10 chissà se Alessandro è già a lavoro?

Riprendo quindi a salire, avvicinandomi alla vetta, il sentiero che sale tortuoso nella macchia cede il posto ad un'ampia strada sterrata ed alle 8,51 oltre la staccionata in legno, il panorama su Portoferraio ed il versante nord occidentale dell'isola è veramente notevole.

Breve tratto pianeggiante a fianco della proprietà per poi affrontare una tecnica discesa di pietre sconnesse ed oltretutto bagnate dall'umidità notturna, dovrò prestare molta attenzione.

Evitando di cadere (ci sono andato vicino un paio di volte) alle 9,22 raggiungo l'asfalto della provinciale della Parata, solo pochi metri perché la GTE mi riporta subito sullo sterrato.

Inizialmente è ripido e tecnico, ma solo per poche decine di metri, poi una volta entrati nell'alta macchia, si procede con piacere.
Giungo così all'Aia di Cacio, avrei intenzione di fermarmi e mangiare qualcosa ma la zona è investita da una fastidiosa brezza di scirocco, così decido di affrontare l'impegnativa salita del monte Strega e fermarmi a pochi metri dalla vetta.

Giusto il tempo di mangiare una banana ed indossare la giacca, il sole purtroppo è ovattato dal un vasto manto di basse nuvole grigie.
Avvicinandomi al monte Capannello una coppia di escursionisti mi domanda se non ho paura dei cacciatori.
"Perché dovrei? Rispondo immediatamente.

Mentre al cacciatore che mi vede arrivare sulla vetta del m. Capannello e sarcastico mi domanda se è dura la salita, rispondo:
"Non è la salita, è la vecchiaia!"

Breve sosta anche alle Panche, il sole sembra riprendere posto nel cielo e per le prossime salite non avrò certamente bisogno della giacca.

Lentamente mi incammino verso Cima del Monte, dove per puro orgoglio, riesco a raggiungere e superare un gruppetto di escursionisti.
Poche decine di metri dopo un inaspettato incontro con un gruppo di bikers piombinesi (mi diranno), li saluterò con un "Bravi!".

Finalmente tutta discesa, certo a tratti è sconnessa ed occorre attenzione, ma una volta raggiunto il bivio col sentiero 220 posso camminare in maniera decisamente spedita.

Supero l'agriturismo "Tra Terra e Cuore" e mi dirigo verso Casa Marchetti lungo la provinciale per Porto Azzurro.
Ma in prossimità del bivio per Strada del Fabbrello scelgo di passare su quest'ultima e concludere la mia escursione a Schiopparello in prossimità del bar La Curva, dove la moglie, precedentemente avvertita è venuta a prendermi.

Ventuno chilometri esatti percorsi tranquillamente in sei ore e mezzo per godere pienamente della splendida giornata.

Max

domenica 23 novembre 2025

Trekking del 23 novembre 2025: anello Porto Azzurro - Monserrato

 

Dopo un'oretta dedicata esclusivamente alla fotografia, parcheggio l'auto al centro sportivo di Porto Azzurro ed alle 10,16 mi incammino lungo il sentiero 210.

Tutto sommato è abbastanza percorribile, è stato sicuramente in  condizioni peggiori, specialmente nella sua parte iniziale.
In costante salita, in poco più di mezz'ora mi porterà ad incontrare la GTE.
La seguo fino alle Piane della Madonna dove non ostante il passamontagna vengo immediatamente riconosciuto dall'amico Graziano a caccia alla lepre.
Il leporide stavolta ha avuto la meglio, è riuscito a fuggire verso Cima del Monte.

Riprendo così il cammino scendendo lungo il sentiero 205, ma solamente per circa 200 metri, poi tenendo la sinistra, preferisco scendere dentro la valle con il s. 226 EE (escursionisti esperti) che oltretutto mi porterà esattamente al santuario.

Devo constatare purtroppo che non è certo in buono stato, evidentemente le abbondanti piogge hanno ulteriormente deteriorato il fondo già di per se molto fragile e sconnesso (diaspri).
Se non fosse per i vecchi segnavia arancio, avrei avuto qualche difficoltà a seguirne il percorso.

Alle 11,50 sono di fronte al santuario del Monserrato, il luogo è veramente suggestivo, una di quelle mete assolutamente da visitare.
Realizzato su una piccola collinetta completamente circondata da alte pareti di roccia, fu edificato dagli spagnoli nei primi anni del XVII secolo.

Ne approfitto per una breve sosta quindi scendo fino ai piedi della collinetta per riprendere a salire col sentiero 205.
Sono passati diversi anni dall'ultima volta che l'ho percorso, mi ricordavo che era piuttosto impegnativo, non mi aspettavo fosse così malmesso.
Dal fondo completamente devastato, solo in alcuni tratti se ne individua facilmente il percorso.
I segnavia ci sono, ma per le condizioni in cui si trova ce ne vorrebbe uno ogni cinque metri!

Comunque con molta calma affronto la salita, fermandomi più volte a fotografare le capre inselvatichite della zona.
Sono nel periodo riproduttivo, ed un grosso maschio dal mantello scuro tenta continuamente di accoppiarsi con una più piccola femmina.
In questa frenesia ormonale, non si preoccupano della mia presenza, sono decisamente vicini ed un paio di volte temo per la mia incolumità, poiché presumo che in queste situazioni il maschio possa essere più aggressivo e territoriale.

Fortunatamente non curandosi di me, proseguono nel loro lento spostamento, posso così proseguire verso il crinale.

Supero agevolmente il breve tratto attrezzato e proseguo in direzione del monte Mar di Capanne.
Evito di salire fino alla croce, mi incammino così in direzione sud est lungo un piacevole single track usato spesso dai bikers locali fino ad arrivare in via Val di Capanne, l'auto è parcheggiata ad un centinaio di metri, la raggiungo alle 13,41 dopo un anello di 7,5 km.

Max