domenica 1 dicembre 2019

Trekking del 1 dicembre 2019 - m. Giove


Al ritrovo di Portoferraio delle 8,30 non abbiamo dato molta importanza alle condizioni meteo,  la prossima volta mi ricorderò di farlo...

Ognuno ha il suo programma, accettiamo quello proposto da Massimo di andare sulla vetta del Giove (inizialmente doveva essere il Capanne, ma fortunatamente le nubi basse lo hanno escluso).

Parcheggiamo poco sopra la fortezza pisana ed alle 9,20 iniziamo a salire.
Una volta imboccato il sentiero 110, le prime ostruzioni, alcuni pini caduti intralciano il passaggio.

Avvicinandoci alla sommità del Giove, il vento diventa sempre più forte, facciamo veramente fatica a tenerci in equilibrio ed il passaggio fra i massi di granito richiede molta attenzione.

Contrariamente al nome, avvicinandoci a Serra Ventosa fortunatamente troveremo un po' di riparo dal forte scirocco.

Raggiunta la Madonna del Monte, resto estremamente stupito nel vedere il solito esile rigagnolo d'acqua uscire dalla fonte, dopo un novembre a dir poco copioso di pioggia  mi aspettavo un bel getto vigoroso, evidentemente c'è qualcosa che non va.

Percorrendo quindi buona parte della via Crucis, ritorniamo all'auto dopo aver percorso oltre 6 chilometri.

Non contenti dell'escursione, rientrati a Portoferraio, Mario ed io andiamo a visitare una bellissima fornace per la calce in zona Colle Reciso. 



di seguito una precisa esposizione trovata sul web:


... In basso al centro, si trova l'ingresso di alimentazione del fuoco, con un'apertura ad arco, circondata da file di mattoni e pietre.
L'interno, parzialmente interrato, appare a pianta circolare, le pareti sono rivestite di pietre  refrattarie...

Come materia prima per la produzione di calce, venivano utilizzate pietre calcaree ed il legname della macchia per il procedimento di cottura.
La produzione di calce avveniva mediante la cottura delle pietre ad alte temperature, garantendo un calore costante di circa 800-1000 gradi.
A tali temperature il carbonato di calcio, in esse contenuto, reagendo col calore, liberava anidride carbonica e il prodotto che si otteneva era l'ossido di calcio (CaO) o calce viva.
Per ottenere tale risultato occorreva sapientemente caricare la fornace con le rocce da cuocere, una delicata operazione che richiedeva esperienza e maestria.
Si iniziava coll'introdurre all'interno i primo blocchi di pietra, incastrati in maniera concentrica, ma permettendo di ricavare alla base una camera, che costituiva la zona di alimentazione del fuoco, dove venivano introdotte le 'fascine' e il legname occorrente.
Si procedeva quindi continuando ad inserire le pietre dall'apertura della sommità della fornace, con l'accortezza di lasciare all'interno, fino al margine della cupola di pietre, alcuni interstizi per la circolazione dei gas e del calore.
Era indispensabile che forno venisse alimentato continuamente, giorno e notte e a tale scopo si adoperava il legname già reperito dalle macchie vicine.
L'operazione di cottura delle pietre poteva protrarsi anche per una settimana, garantendo il controllo costante della temperatura intorno agli 800-1000°.
Per far ciò occorreva disporre di circa 1 quintale di legname per ogni quintale di calce ottenuta.
Durante le fasi di cottura delle pietre, era indispensabile la costante presenza di diverse persone esperte che si alternassero, stando sempre attenti a saper intuire quando la cottura delle pietre fosse ultimata.
Gli impercettibili segnali da valutare, potevano essere il diverso colore delle fiammelle e del fumo sprigionato o l'odore sulfureo che usciva dalla sommità della fornace.
Si poteva perciò passare alla fase di 'raffreddamento', che avveniva in maniera graduale e naturale, lasciando le pietre all'interno della fornace stessa, tenuta ancora chiusa per diversi giorni. Una volta estratte, le pietre si presentavano molto friabili, più chiare e porose e ridotte di volume fino al 40%.
Potevano essere vendute direttamente così o passare alla fase di immersione in vasche d'acqua, dove per reazione, per il forte sviluppo di calore, si otteneva il 'grassello' o 'calce spenta', una pasta densa e omogenea, per ottenere la malta.
Era richiesto anche il 'latte di calce' una sospensione biancastra, che aggiunta a una percentuale d'acqua del 20-30%, era impiegata per la tinteggiatura dei muri.
Infine si adoperava la calce anche per modificare il PH dei terreni, come anticrittogamico e per la medicazione delle piante.
Il metodo di costruzione delle fornaci da calce, nonché il modo di cottura delle pietre stesse, sono rimasti invariati nel tempo, fin dall’epoca dei Romani.

Da: La 'arrozza del Gambini" che ringrazio.

Max

sabato 9 novembre 2019

Trekking del 9 novembre 2019 - Promontorio dell'Enfola


Le condizioni meteo decisamente proibitive, rischiavano di farmi rinunciare all'escursione, fortunatamente nel primo pomeriggio la pausa della pioggia mi ha concesso di improvvisare una breve ma piacevolissima passeggiata in uno dei luoghi cult dell'isola, ovvero il promontorio dell'Enfola.

Grazie al sentiero 208 che ne descrive il periplo, regala scorci incantevoli di gran parte della costa nord occidentale dell'isola.

Il percorso, adatto a tutte le età, attraversa inoltre vecchie strutture e bunker bellici che costituivano la batteria antinave "Lodovico de Filippi", dotata in origine di 5 cannoni 152/45, fu luogo di duro scontro con gli incursori francesi del Bataillion de Choc durante l'Operazione Brassard il 17 giugno del 1944.

Lasciando il veicolo al parcheggio vicino la spiaggia, in circa un ora e mezzo si riesce a completare l'intero percorso di circa 4,5 chilometri, incluso il tratto che porta alla punta del promontorio.

Max

sabato 2 novembre 2019

Trekking del 2 novembre - anello chiesa San Giovanni


In questa mattinata tipicamente autunnale, decido di descrivere un anello partendo dal sentiero 124 lungo il versante sud della provinciale di monte Perone.

Parcheggiata l'auto, alle 9,19 mi metto in marcia sull'ampio sterrato, almeno per i primi 600 metri circa, poi avvicinandomi al romitorio di San Saverio, assumerà le più strette dimensioni di sentiero.
Al momento il suo tratto finale, più esposto alla chiusura da felci e rovi è ancora percorribile senza particolari ostruzioni.

Raggiungo così il neo 119 (ex 5), e dopo altri 800 metri abbondanti scavalco l'asfalto per proseguire in direzione di monte Maolo.

Al bivio con il sentiero 107, tengo la sinistra su quest'ultimo.
Per i primi 300 metri, tranne qualche felce più invadente, niente di particolare da segnalare, poi un grosso pino ostruisce il cammino; a dirla tutta è già stata creata un'alternativa a valle, ma la rimozione della pianta la ritengo doverosa.

Alle 11,21 sono sotto Masso alla Quata, l'ultimo centinaio di metri era in buona parte chiuso dalle felci.
Continuando a scendere mi imbatto in un leccio di traverso al sentiero, anche in questo caso lo si può aggirare, ma tagliarlo sarebbe meglio...

Attraverso le Piane al Canale e proseguo la discesa con il 107.
Al bivio con il 124 (ex 7A) svolto a sinistra per riprendere leggermente a salire fino a raggiungere la suggestiva chiesa di San Giovanni.

Altri 200 metri di asfalto e salgo in auto, comincio ad avvertire una certa umidità dal momento che le sporadiche gocce d'acqua hanno lasciato il posto, da almeno un quarto d'ora, ad una pioggerella decisamente più insistente.

Tre ore e dieci per descrivere questo anello di 9,4 km.

Max